Pdl, tutti contro Storace

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E’ legittimo che chi dopo le elezioni si prepara a traslocare verso Monti con i seggi di Berlusconi non mi voglia in mezzo ai piedi. Per la Regione c’è tempo almeno fino al 10 gennaio, quando a decidere sarà il Tar. Intanto oggi inauguro il mio primo comitato, nel quartiere Tuscolano». Così Francesco Storace piuttosto sconsolato per l’opposizione che la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio trova fra le varie fazioni del Pdl e fra qualche ex camerata come Augello che al palazzo della Cristoforo Colombo non lo vuole proprio. Ingrati, avrà pensato Francesco, lui che di Augello fece il suo assessore al bilancio in Regione e si diede un gran da fare con Fini perché Alemanno divenisse ministro con Berlusconi. Eppure il Cavaliere ci tiene davvero al capo de La Destra Berlusconi tanto che ci ha messo la faccia senza esitazioni, ungendolo a candidato presidente.

Concessione che Silvio poteva pur permettersi, tutto concentrato a bloccare l’avanzata della sinistra nelle regioni strategiche di Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto, collegi che in caso di sua vittoria gli garantirebbero la pratica ingovernabilità del Senato e forse dell’Italia intera. Tanto i sondaggi danno il Lazio per perso e allora val la pena di premiare il fedelissimo Storace anche per dare uno schiaffo al giovane Alemanno che va sbertucciando Berlusconi da oltre un anno. Ma, per ritornare a Roma e nel Lazio, la situazione è davvero complicata perché, sempre stando agli ultimi sondaggi, la candidatura pur perdente di Storace gli garantirebbe 2 o 3 consiglieri sottraendoli proprio ad Augello e ad Alemanno che potrà contare solo su uno o due parlamentari alle Camere. Sempre che il Cavaliere, last minute, non rimaneggi a modo suo le liste che il solerte Verdini gli sottoporrà.

Così il sindaco di Roma spinge sulla candidatura della deputata Beatrice Lorenzin, che politicamente nasce da Forza Italia nel XIII municipio per essere eletta alla camera nel 2008 con il Pdl. Altro che destra sociale, sembra pensare Gianni, meglio una Forzista che il camerata di tante antiche battaglie. Il problema è serio e a destra si stanno facendo i loro bravi conticini. Se i sondaggi ci azzeccano e Zingaretti vince, dei 50 consiglieri alla opposizione ne resterebbero solo20. Dando per scontato che i grillini ne acchiappino 4, i centristi almeno altri 4 e gli arancioni di Ingroia almeno 1, alla destra ne restano 10. Questi poi andrebbero divisi fra Fratelli d’Italia (almeno 1 Lollobrigida o la Colosimo), i 2 del candidato presidente e solo 7 al Pdl. Un po’ pochino per gli oltre 25 candidati sinora in lizza fra i quali alcuni ex assessori regionali quali Cangemi, Mattei, Pietro Di Paoloantonio, Malcotti. Altri assessori comunali quali Visconti, Aurigemma, il capogruppo capitolino Gramazio. E poi i potenti Palozzi, Prestagiovanni più, per le province, Jannarilli a Frosinone e Cusani a Latina. In questa situazione di penuria dopo le vacche grasse del 2008 e delle regionali del 2010, regalare 2 o 3 consiglieri a Storace diventa improponibile a fronte anche della stitichezza del Cavaliere per gli eligendi alle camere. Altro che i traslocatori verso Monti. I veri nemici di Francesco stanno nel Pdl e fra gli ex camerati.

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