Silvio la fa pagare cara ad Alemanno

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Sullo sfondo dell’indicazione del candidato alla presidenza della Regione Lazio una seria minaccia incombe in queste ore sul sindaco Gianni Alemanno ed il senatore Augello che potrebbero non poter più contare su eletti a loro vicini nelle due Camere nella prossima legislatura.

A poco sarebbe loro servito stoppare la candidatura di Francesco Storace che tra l’altro si appresta ad apparentare la lista de La Destra con il il Pdl per le politiche con la possibilità di piazzare qualche storaciano in Parlamento. Pare infatti che il Cavaliere abbia fatto chiaramente intendere al sindaco e al senatore che se vogliono eleggere uomini o donne loro in Parlamento i voti debbono andarseli a cercare da soli, magari con i “rampelliani” di Fratelli d'Italia.

Messi in salvo il fedelissimo nei secoli Gasparri e Matteoli, è ormai chiaro che la componente aennina del Pdl è oggi completamente allo sbando. Tanto più che La Russa e Fratelli d’Italia dovranno inghiottire il rospo della mai sopita liason fra Silvio Berlusconi e Maroni che relegherà gli ex aennini ad un ruolo del tutto marginale.

Il loro apparentamento sollecitato da Berlusconi stesso con la lista del Pdl non promette gran che bene, almeno a scorrere i sondaggi che non li danno molto distanti dai voti (il 2/3%) che potrebbe prendere Storace. Così Gianni rischia di veder esclusi dal parlamento gli ultimi degli alemanniani fra i quali Barbara Saltamartini, da mesi molto vicina a Lupi e Biava. Finiti i ricchi fasti di “Nuova italia” che da fucina di pensiero ed iniziativa politica sembra ormai ridotta ad una semplice etichetta, quello che ha pesato sulla immagine di Gianni Alemanno sono state proprio le sue continue giravolte in cerca di una identità politica che gli consentisse un minimo di visibilità nazionale. Che come sindaco di Roma ha sicuramente avuto sui media fino a quando non incappa in quella mina vagante e dirompente che è Silvio Berlusconi.

Così Gianni comincia a farselo nemico già alla fine di settembre del 2011 quando nel corso del convegno della sua Fondazione al palazzo dei Congressi, tentò di cavalcare l’onda della moralizzazione toccando proprio il nervo, allora scoperto, della “scandalosa” nomina di Nicole Minetti al Consiglio regionale lombardo, suscitando boatos di approvazione dalla platea. Poi, in compagnia di Giorgia Meloni, si fece paladino ad oltranza delle primarie e divenne fiero sostenitore del rinnovamento (sic) sostenendo la primazia di Angelino Alfano che ben presto si sarebbe accodato in tutta fretta a Berlusconi dopo il primo annuncio della sua ridiscesa in campo.

Ma l’apice della intuizione politica il sindaco di Roma lo toccò il 16 dicembre scorso quando riunì al teatro Olimpico la sua lista “Reteattiva x Roma” schierandosi con i filomontiani del Pdl credendo che il vento spirasse in quella direzione. Si dice che per l’occasione il Cavaliere abbia sguinzagliato i suoi in sala facendo accuratamente annotare i nomi dei presenti ed i contenuti delle loro appassionate esternazioni contro il dinosauro tutt'altro che morente. E siccome Berlusconi non dimentica se l’è legata al dito sino ad oggi, quando ha deciso di lasciare Alemanno e i suoi al loro destino.

Qualcuno ritiene che la Saltamartini possa ancora salvarsi, così come Renata Polverini che non si è mai esposta nella fronda contro il Cavaliere (al quale deve la sua elezione alla Regione) ed oggi potrebbe essere ricompensata non certo per meriti di governo, ma per fedeltà al Cavalier risorto. Anche se i voti non le verranno certo dalla sua lista Città Nuove, ormai pallido simulacro del potere di Renata che tuttavia anocora re-insiste per la sua candidatura al governo della Regione. Se questa è la situazione la battaglia di Roma sarà davvero l’ultima ridotta per la carriera del sindaco, già ministro e deputato per due legislature. Ma siccome transit gloria mundi, anche quella di Alemanno sembra orami destinata ad un irreversibile declino. A meno che non rivinca lui, ma i sondaggi non lo incoraggiano come se il gran da fare del suo spin dottor Luigi Crespi non avesse dato frutti. Forse un’altra amicizia del sindaco giunta al capolinea.

Giuliano Longo