«Un piano aziendale per il Fatebenefratelli»

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I fondi della Regione non arrivano, ma questo non è l'unico problema dei lavoratori della sanità del Lazio. Anche ieri in un'assemblea spontanea riunitasi presso l'ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina i lavoratori hanno protestato «contro l’ulteriore rinvio del pagamento degli stipendi di dicembre» insieme ai sindacati come l'Ugl che li seguono in queste difficili settimane di vertenze.

Per i medici e gli infermieri del nosocomio del centro storico, che da settimane vivono nell'incertezza della mancanza di un piano strategico per il loro ospedale «sono troppi gli interrogativi sul futuro della struttura che destano non poche preoccupazioni e lasciano i lavoratori nella completa incertezza, a partire dalla data per il pagamento delle retribuzioni, che sta slittando di giorno in giorno: situazione che temiamo possa ripetersi anche nei prossimi mesi. Non sappiamo nemmeno se, – continuano i sindacalisti – al di là delle rimesse regionali che la direzione aziendale attende per accreditare gli stipendi al personale, la reale situazione economico finanziaria permetterà al nosocomio di andare avanti».

Per questo le azioni di protesta sono riprese dopo le feste e stanno andando avanti a oltranza per sensibilizzare l'amministrazione e la proprietà dell'ospedale: «Abbiamo avanzato una richiesta di incontro – spiegano i sindacalisti dell'Ugl – per avere risposte e conoscere i contenuti e gli obiettivi del piano aziendale. Se la nostra istanza non verrà accettata, – concludono – non esiteremo a ricorrere a nuove forme di protesta». Intanto, dopo le dimissioni del commissario Bondi e l'ingresso fino alle elezioni di Filippo Palumbo, è ancora fermento nelle altre realtà critiche della sanità romana. Ieri incontro dei lavoratori dell'Idi con il sindaco Alemanno nel quale sono stati affrontati i principali temi all'ordine del giorno, dall'isitutzione di un tavolo per la definizione del piano industriale allo sblocco dei pagamenti pregressi dovuti, dall'accreditamento regionale del maggior numero di servizi ai contatti con le banche per nuove aperture di credito.

Restano sul piede di guerra anche il San Filippo Neri e il policlinico Umberto I, mentre è di ieri la protesta dei lavoratori della centrale operativa del 118 contro un ordine di servizio che li obbliga a attivare il call center della società “Sicurezza e Ambiente” in caso di incidenti stradali, risalente allo scorso ottobre.

«Abbiamo da subito e con forza contestato questa nuova procedura – dichiara Cristina Girardet, dell’Unione Sindacale di Base 118 – perché questa convenzione, oltre a non essere chiara, ci sembrava contenere al suo interno un cinico business dato che per ogni chiamata la SeA corrisponde 15 Euro al 118. Quanto è venuto alla luce in questi giorni conferma purtroppo le nostre preoccupazioni – prosegue Girardet – perciò abbiamo chiesto alla Direzione Generale dell’Ares di sospendere la convenzione con la SeA spa e comunque riteniamo che non sia nelle prerogative dei direttori di Centrale disporre che dei dipendenti pubblici attivino una società privata, la quale svolge un servizio che non rientra nell’emergenza-urgenza sanitaria e che quindi non fa parte delle attività a cui è deputato il 118».

Precisa la delegata USB: “Riteniamo del tutto fuori luogo che un operatore della Centrale Operativa di Roma, già carente di organico e con elevati carichi di lavoro, venga esclusivamente dedicato all’attivazione della SeA e alla sua registrazione su un documento ufficiale come la scheda di soccorso e ci sembra ancora più allarmante dopo quanto segnalato in merito alle richieste di rimborso ai cittadini da parte di questa società. Per questo riteniamo doveroso che l’ARES 118 ritiri gli ordini di servizio riguardanti l’attivazione della società Sicurezza e Ambiente, evitando a chi lavora in centrale operativa di doversi sottrarre ad una disposizione di servizio», conclude Girardet.