Pdl senza candidato, altro giro di nomi

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Anche la candidatura dell'on. Beatrice Lorenzin sembra affondare sotto i colpi dei marosi che investono la sconquassata barca del Pdl di Roma e Lazio. Sino a ieri in pole position, non le ha forse giovato la sua modesta performance a Ballarò che sicuramente il Cavaliere avrà visto con occhio competente e critico. Ma soprattutto non le giova la permanente rissosità delle fazioni pidielline cui si aggiungono gli appetiti de La Destra e di “Fratelli d’Italia”. Ringalluzzito, ieri Francesco Storace ha ripreso fiato e colore nel corso di una intervista a “Roma Uno” dove ha rivelato «che per il Lazio si è ancora alla ricerca di “un candidato forte” che non si trova». Ovviamente Francesco si è profuso in paternalistici complimenti alla Lorenzin definita «una cara ragazza in gamba e una bella personalità », ma non risparmiandole la stilettata finale quando ha affermato che «cosa diversa è la sfida per la conquista di una Regione ». Confidenza “de core” che non ha mancato di condividere con Silvio Berlusconi nel corso della cenetta fra i due martedì sera.

Va anche detto che a Francesco la fantasia non manca se lancia una idea a metà fra le primarie del Pd e le consultazioni in rete dei grillini e suggerisce di scegliere il candidato «in base ai sondaggi». A chi gli chiedeva se lui si consideri vincente nei sondaggi interni al Pdl, Storace rispondeva modestamente di non aver la presunzione di considerarsi vincente, ma che c'è «molto entusiasmo sulla mia ipotesi di candidatura, basta andare su Twitter o su Facebook per rendersene conto». Pur nel tripudio di cliccate dei suoi supporters oggi dovrebbe rivelare la sua verità su tutta la faccenda della sua candidatura sul Giornale d'Italia on line. Mentre altre fonti la verità la spifferano già ora: e cioè che Renata Polverini vorrebbe ritornare in sella, tanto più oggi impegnatissima a sfornare delibere e nomine apicali. Ma riciccia anche il nome della Matone, magistrato televisivamente noto, espressione genuina della “società civile” che vorrebbe comunque garantirsi con un seggio in parlamento. Intanto Nicola Zingaretti macina consensi in assenza di uno straccio di candidato della destra.

Eppure fra lo scontro per ora unidirezionale alle regionali, il tripudio per le liste alle politiche del Pd, sotto sotto e sullo sfondo ogni tanto riaffiora il problema del candidato “autorevole” da contrapporre ad Alemanno. Tanto che ieri Dario Franceschini, che nel Pd non è certo l’ultimo venuto, faceva capire all’illustre medico e neo candidato al Senato Ignazio Marino che sarebbe stato il caso di sgombrare il campo da ogni illazione sulla sua eventuale candidatura al Campidoglio, per lasciare spazio all’eurodeputato Sassoli. Monito che non deve aver intimorito gran che l’illustre clinico se in occasione di un incontro al san Filippo Neri, dove era presente anche il candidato alla Regione Zingaretti, ha ribadito la necessità delle primarie, ma non si è certo dispiaciuto delle esortazioni “sindaco sindaco” a lui rivolte per l’occasione da numerosi cittadini. 

Ma superato l’umano compiacimento si è affrettato a dire che il suo impegno principale è in Parlamento e sulla sanità regionale, mentre non crede che in questo momento si sia aperta la corsa per il Campidoglio. Pare la pensi così anche il segretario romano del Pd neo candidato alla Camera Marco Miccoli che ogni volta sente fare nomi di candidati si aggrappa al mantra delle primarie, come se al Nazareno si facesse finta di ignorare che il problema Roma esiste. Solo che tocca aspettare l’esito delle politiche, vedere se il Pd e la sinistra andranno al governo ma soprattutto se soli o accompagnati dagli amici di Monti. In tal caso anche il candidato sindaco verrebbe designato sulla scorta dei nuovi equilibri politici anche se le salvifiche primarie saranno pur sempre inevitabili.

Giuliano Longo