I timori di Gianni celati da un condizionale

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Non sappiamo ancora cosa ne penseranno (citati in ordine rigorosamente alfabetico) Bianchi, Croppi, Gentiloni, Marchini, Medici, Nieri, Prestipino e Sassoli. Insomma tutti i candidati alla più alta poltrona capitolina, almeno sino ad oggi. Tutti relegati come le pallide ombre dell’Adriano della Jourcenar nell’Ade dell'oblio. Perché proprio lì ce li ha relegati ieri Gianni Alemanno, lì fra la folla dei trapassati. Infatti come se non esistessero, il sindaco ha affermato: «Zingaretti avvantaggiato dal fatto che il centrodestra non ha ancora scelto un candidato avversario da opporgli? Se fosse così anche io ne trarrei vantaggio visto che il centrosinistra non ha scelto il mio avversario ».

Lo ha detto a margine dell’inaugurazione di uno striminzito giardinetto a quello che le agenzie che Piazza Ragusa non sanno nemmeno dov’è, definiscono pomposamente la “nuova” piazza Ragusa. Gianni si salva forse per quel condizionale, quel “trarrei vantaggio” che lascia intendere una certa preoccupazione per i sondaggi (non quelli selezionati dal suo spin dottor Luigi Crespi) che lo vedono alla frutta anche se a sinistra, al centro o addirittura a destra si presentasse Pinco Pallo. Nè avrà gradito Storace quel riferimento a Beatrice Lorenzin che il sindaco vede quale candidato ormai certo alla presidenza alla regione per una destra ormai senza centro. Una candidatura che Gianni cita con compiacimento per la cianchetta allungata al suo ex amico e camerata Storace. Sì proprio il camerata Francesco, quello che insieme al sindaco rappresentò il fior fiore di quella Destra Sociale ormai sfibrata negli epigoni di Rampelli dei “Fratelli d'Italia”. Lui, Storace, ci puntava davvero alla Regione, unto dal Berlusconi risorto. Pazienza, con il suo 2% si apparenterà con il nuovo Pdl e forse cuccherà qualche seggio alle Camere. Cose di destra, dirà qualche incallito comunista, tanto i sondaggi danno vincente alla Regione Nicola Zingaretti.

Ma anche cose di sinistra se la pletora dei candidati al Campidoglio non si decanterà in una scelta unica almeno 45 giorni dalla competizione comunale ai primi di giugno. E’ vero che bisogna vincere prima le politiche e le regionali, poi tocca fare le salvifiche primarie di coalizione a marzo. Tutto molto vero e realistico, ma in politica le cose (di destra o di sinistra che siano) mutano, evolvono e si stravolgono con grande rapidità.

E di qui a marzo molta molta acqua politica passerà sotto i ponti di Roma. Governo, presidente della Repubblica, schieramenti ed alleanze. Ecco allora che qualcuno dal Nazareno, dai vertici del Pd rimescolato dall’esito delle elezioni, potrebbe tirar fuori l’asso dalla manica per il Campidoglio. Forse proprio fra i nomi di tutti quei fantasmi, di quelle pallide ombre. Nome che sarà un presagio incombente della sconfitta di Gianni, senza condizionale.

gl

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