Sanità, un debito che viene da lontano

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Francesco Storace non ha tutti i torti quando tenta di dimostrare che l’indebitamento della sanità laziale, che grava per circa il 30% di quella nazionale, non fu causato solo della sua gestione, ma tutto preso dalla prospettiva di competere con Zingaretti, finge di ignorare alcuni fatti significativi, molto significativi. Francesco governa il Lazio dal 2000 al 2005 proprio nel periodo in cui viene riformato il Titolo V della Costituzione che affida integralmente alle regioni la sanità. Un enorme flusso di denaro dallo Stato e dai contribuenti comincia a circolare mentre fa capolino nel governo Berlusconi- Tremonti la rivoluzionaria idea della finanza creativa. Lo slogan è "cartolarizzare, cartolarizzare" per coprire il baratro del debito pubblico.

Così dal 2003 anche Storace si adegua e avvia l’operazione “Sale and Lease Back” sugli immobili strumentali della sanità regionale. Operazione che consisteva prima nella vendita (cartolarizzata) e poi nell’affitto alla Regione di 49 ospedali. E siccome in questo periodo la creatività è tutto, la Regione si mette a vendere i titoli del suo debito tramite diverse operazioni sui cosiddetti “derivati”, alcune con la Lehman Brothers, poi fallita nel 2008. Ma i titoli così creati ad un tasso di interesse del 10%, generano debito che alla fine della fiera risulterà di 4 miliardi di euro. Come se non bastasse è anche il periodo degli scandali. Nel 2004 i magistrati scoprono un sistema di tangenti che coinvolge gli assessori Giulio Gargano, Giorgio Simeoni, Marco Verzaschi, e l’imprenditrice Anna Iannuzzi, meglio nota come Lady ASL.

Tangenti milionarie per assicurarsi corsie preferenziali nella sanità in convenzione. Nel 2005 arriva Marrazzo che si rende immediatamente conto del baratro, tanto che nel 2006 denuncia un buco di 10 miliardi e Prodi lo nomina commissario straordinario per la sanità. In questa veste Marrazzo prova ad arginare la diga che sta cedendo e tenta di coprire il debito con un Piano di rientro fondato su prestiti del Fondo sanitario nazionale, ma deve abbattere i costi di produzione e re-introdurre i ticket per i servizi in ospedale. Un’operazione di lungo termine che nel 2008 s’ingrippa nello scontro con il governo Berlusconi che blocca i fondi per il Lazio. Operazione tutta politica della quale si accorge anche la Corte dei Conti che darà ragione a Marrazzo. Nella primavera 2010 arriva il grande momento di Renata Polverini, pieno di promesse fra le quali l’abolizione del ticket. Ma, passata la sbornia elettorale, anche lei è costretta ad adottare di corsa il piano di rientro dal debito che gestirà come commissario straordinario sino al 16 ottobre scorso.

Ma nel frattempo il debito è aumentato dal 2007 in poi e continua ad aumentare con una previsione di deficit di 900 milioni per quest’anno. Le subentra Bondi di nomina governativa che verrà sostituito pochi giorni fa da Filippo Palumbo scelto fra i direttori del Ministero. Bondi aveva previsto un taglio del budget sanitario del 6,8% rispetto al 2012. Compito del neo Commissario Filippo Palumbo sarà decidere su dove e come tagliare. Ma il compito di ri-progettare e riorganizzare l’intero sistema di erogazione delle cure spetterà alla prossima amministrazione. L’argomento che Storace vanta di aver aperto finisce per naufragare nella tragica realtà dai numeri. Tanto vale guardare avanti e “immaginare” una realtà sanitaria radicalmente nuova come pensa Zingaretti, perché con un taglio previsto di 900 posti letto il futuro non si presenta roseo. Ancora una volta è l'implacabile legge dei numeri imposti dal governo a comandare: 3,7 posti letto per mille abitanti.

Giuliano Longo