Alemanno fa retromarcia e si schiera con Berlusconi

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«Dopo mesi di confusione e di continui 'colpi di scena', lo scenario politico nazionale si sta finalmente delineando con contorni chiari, tali da permettere ai nostri militanti di fare scelte consapevoli e dare punti di riferimento precisi a tutti gli appartenenti alla nostra area». Lo scrive il sindaco Gianni Alemanno sul blog 2.0.alemanno.it in un documento programmatico dal titolo “La Nuova Italia nel Popolo della Libertà” in cui «si spiegano le ragioni della scelta di campo a sostegno del progetto politico di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano».

Risparmiamo ai lettori le raffinatissime, quanto prolisse, considerazioni politiche che hanno indotto il sindaco a venir meno alla sua proverbiale coerenza. Già, coerenza. Perché molti ricorderanno i rapporti altalenanti del sindaco con Berlusconi (Amore e odio? Ribellione e sudditanza? boh). Correva infatti il 13 dicembre dello scorso anno, un mese fa, disse papale papale: «Mi auguro, non da oggi, che Monti faccia una discesa in campo di carattere politico che possa essere un punto di riferimento per l’aggregazione dei moderati». Salvo poi confermare la sua affermazione dal palco del Teatro Olimpico «E’ fondamentale capire che ci vuole unità di tutto il centrodestra, senza far prevalere le divisioni, ma con un programma e indicazioni chiare e un’alternativa alla sinistra. Pensiamo che Monti possa essere la persona che aggrega tutto questo».

Evidentemente il povero Gianni aveva preso sul serio le dichiarazioni del Cavaliere del 24 ottobre quando dichiarò testualmente: «Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora». Colpito dallo spirito di sacrificio del Capo si sperticò immediatamente in elogi al Cavaliere: «La dichiarazione di Berlusconi è il gesto di generosità e di apertura al futuro che tutti ci aspettavamo. Silvio Berlusconi si conferma un grande leader che ha il merito storico di aver fondato il centrodestra». Anzi rincarò la dose il 3 dicembre dichiarando a SkyTg24: «Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale, tutto il percorso che abbiamo fatto da un anno e mezzo a questa parte indica la necessità di un ricambio generazionale, di una nuova formula per tutto il centrodestra».

D’altronde le notevoli capacità divinatorie del sindaco si erano già manifestate il 21 luglio durante la trasmissione “Omnibus”, in onda su La7, quando senza esitazioni esordì: «Tranquillizzo i mercati e la sinistra: non ci sarà il sesto tentativo di Berlusconi». Era il periodo quello in cui Alemanno occhieggiava ai centristi cambiando subito opinione dopo le dimissioni di Renata PolverIni.

Eppure Gianni, il Savonarola de noantri, la sua guerra sotterranea a Berlusconi l’aveva iniziata già nel settembre 2011. Proprio in occasione del convegno della sua fondazione Nuova Italia al palazzo dei congressi, fra i boatos dei suoi fan, osò attaccare l’avvenente consigliera lombarda Nicole Minetti: «Dobbiamo dire con chiarezza: mai più Minetti nei Consigli regionali perché in questo modo offendiamo il Pdl e Silvio Berlusconi». Berlusconi invece non si offese affatto, ma provvide a far bacchettare il sindaco proprio dal coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani: «Alemanno non è titolato a fare quelle osservazioni. Nel listino della Regione Lazio ha messo sua moglie, Isabella Rauti. Per cui stia zitto».

Zitto ci stette per un po’, sino a quando si innamorò delle primarie, ormai convinto (con il suo proverbiale intuito politico) che Angelino Alfanno fosse il dominus del Pdl. Gianni ne fu un sostenitore ante litteram, prima che una Meloni miracolosamente trasfigurata impazzasse per tutta Roma con i suoi manifesti da candidata. Poi il silenzio sino a quando Alemanno si è reso tardivamente, ma finalmente conto dell’aria che tira. Berlusconi rimonta e allora tanto vale accodarsi giusto per essere coerente. E poi da qui alle comunali di giugno c’è sempre tempo per inventarsi qualche altra coerente strategia.

Giuliano Longo

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