La spunta Storace

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Il dado è tratto. Francesco Storace attraversa il Rubicone della sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio. Svanisce il sogno (forse era solo un ballon d’essai per smuovere le acque) della simpatica e telegenica Beatrice Lorenzin che forse aveva il solo merito di piacere tanto agli ex Forza Italia Bonaiuti e Tajani.

Lui, il Capo, aveva già candidato Francesco giusto a fine anno nel corso di una trasmissione a Teleradiostereo. «Sono amico di Francesco Storace – dichiarò – e dopo quello che gli è accaduto, perseguitato dalla giustizia, dovendosi dimettere da ministro alla Sanità nel mio governo, credo gli sia dovuto appoggiarlo nella sua candidatura alla Regione Lazio». Per poi aggiungere: «E' un uomo deciso, di ottima esperienza e credo possa fare molto bene».

Da allora Francesco se ne è rimasto un po’ sornione in attesa, e per non perdere tempo ha apparentato la lista de la Destra con il Pdl per le politiche, anche se in cuor suo rimaneva convinto che l'endorsement del Cavaliere alla fine sarebbe diventato un diktat per chi lo ostacolava.

Nelle more della sofferta decisione Nicola Zingaretti si avvantaggiava della assenza di un competitor, mentre le varie fazioni della destra, senza centro (nemmeno con il trattino), si accapigliavano per proporre un nome credibile. I grossi calibri, Augello, Giorgia Meloni non avevano certo intenzione di bruciarsi per una Regione data ormai persa negli schemi del Cavaliere.

Diverso il ragionamento per Renata Polverini che ci ha sperato sino all’ultimo nella sua ricandidatura, anche in considerazione del gran daffare che si è data in questi mesi dalle sue dimissioni fra delibere di giunta e nomine.

Questa situazione confusa non ha impedito a Storace di togliersi nel frattempo qualche sassolino dalla scarpa accusando, nemmeno tanto velatamente, Gianni Alemanno di essere il vero ostacolo alla sua designazione. Gianni, ormai rappacificato con il Cavalier risorto, si affrettava a smentire recisamente: «Non ci sono veti ma semplicemente la necessità di concordare insieme, senza fughe in avanti, la candidatura che rappresenti tutto il centrodestra e quindi la migliore per vincere».

Alemanno spesso non ci azzecca e ieri l’ex camerata della fu Destra Sociale ha fatto il passo decisivo verso la candidatura. Francesco è sicuramente un avversario ostico, avvezzo alla comunicazione aggressiva e buon conoscitore dei meccanismi amministrativi del Lazio che andò a perdere certamente non per la lista di “disturbo” della Mussolini, ma per gli scandali della sanità passati alla storia grazie alla fama di “lady asl”.

E mentre gli altri nel suo partito chiacchieravano, tentennavano, si accapigliavano lui, Storace, non è rimasto certo con le mani in mano tanto che nei giorni scorsi ha sparso al voce di alcuni sondaggi lo darebbero distaccato di non molti punti da Nicola Zingaretti. Pretattica? Accorgimento per rincuorare l'elettorato di destra? Difficile a dirsi. Certo è invece l'ordine di scuderia partito da Arcore: «Si rimonta, si rimonta».

G.L.