Solitudine, sfratti, disoccupazione: Roma scopre le nuove povertà

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Sempre più anziani e spesso soli. Emergenza casa, con gli affitti più alti d'Italia e un'insostenibile situazione degli sfratti. Fino alle carenze nei servizi di assistenza domiciliare. Quartieri sempre più popolati da anziani e immigrati, ma poco integrati tra loro con un crescente isolamento sociale. E una dinamica di attrazione della città che vede i comuni attorno alla capitale sempre più popolati ma ancora sforniti dei servizi adeguati alle nuova inurbazione. Oltre alle difficoltà di quanti, in numero sempre maggiore, finiscono nella categoria dei poveri perchè sempre più soli, malati o che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Le principali emergenze della capitale delle povertà sono state raccontate ieri nel "Secondo rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio" della Comunità di Sant'Egidio, presentato a Piazza di pietra da Mario Marazziti e Lorenzo Tagliavanti della Camera di Commercio. Una città che soffre anche perchè l'economia della capitale non cresce e vede quindi aumentare le vecchie e le nuove povertà, registrate quotidianamente dalla Comunità di Sant'Egidio che offre in prima persona le sue energie attraverso tante iniziative che affrontano le diverse forme di disagio.

«In questo momento Roma sta vivendo una fase difficile dal punto di vista economico – ha detto il vicepresidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti. «La Capitale è in difficoltà perchè sono venuti meno alcuni elementi fondamentali della società: la spesa pubblica, la crisi immobiliare e la riduzione dei consumi delle famiglie. Le aree di povertà della città, dunque, tendono ad aumentare, per la prima volta dal '45 ad oggi, e questo crea non soltanto un grande allarme sociale, ma anche problemi di indirizzo economico della stessa città di Roma perchè c'è rischio che la nostra città possa diventare una città senza futuro, senza prospettive, perchè non in grado di creare posti di lavoro soprattutto per le giovani generazioni».

Francesca Zuccari, curatrice del rapporto insieme al portavoce Mario Marazziti, sottolinea il valore dello studio presentato ieri: «Attraverso le tante storie raccontate nel rapporto accanto ai numeri abbiamo cercato di testimoniare e far capire meglio come cambia la vita delle persone povere, perchè si intervenga concretamente su fenomeni di povertà che non stanno nelle statistiche ma nelle vite di gente sparsa nella città e che la Comunità di Sant’Egidio incontra ogni giorno». Per il portavoce della Comunità di Sant'Egidio, Mario Marazziti «c'è un disagio sociale in crescita.

Ci sono persone che hanno un lavoro ma non hanno più casa perchè c'è stata una separazione dalla moglie e magari vivono in macchina, frequentando le mense pur avendo ancora un’occupazione. Questa povertà temporanea non deve diventare strutturale e per questo proponiamo un reddito minimo ed inserimento sociale per bloccare questo percorso».

Secondo Marazziti inoltre «dal rapporto emerge una trasformazione della città con quartieri storici o di periferia che diventano quartieri di immigrati: si può lavorare all’integrazione che è una grande risorsa. Si può creare un programma per assistere tutti gli anziani, gli ultra75enni, per ridurre la pressione sugli ospedali, sgravare le famiglie e al tempo stesso creare una nuova coesione sociale. La crisi c’è, viene da lontano. Sono 4 o 5 anni che gli indicatori sono in discesa. In questa fase di crisi la famiglia è il grande ammortizzatore sociale, è quella che sostiene quasi tutti i pesi. In più noi vediamo, per esempio, che le donne che hanno figli a distanza di due anni dal parto non ritornano a lavoro e questo diventa un elemento di fragilità».

Francesco Unali