Storace “riscopre” il tema dell’aborto

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E anche questa volta Storace ci riprova ed avvia la sua campagna elettorale su un tema prettamente ideologico che con l’amministrazione della Regione ha ben poco a che fare, e nemmeno con la sanità regionale.

Così tanto, per provocare le inevitabili reazioni da sinistra ed alimentare i toni da guerra di religione, va a toccare proprio il tema dell’aborto facendoci sapere che lui è per la difesa della vita questione non negoziabile. Che lui sia contro l’aborto è legittimo soprattutto in una regione dove esiste la più alta percentuale di medici che non lo praticano per “obiezione di coscienza”. Ma è inevitabile la reazione, forse ingenua, di chi come Roberta Agostini, Portavoce Conferenza Donne, Partito Democratico, gli ricorda che fu proprio lui, da presidente di Regione, a mettere le mani sui consultori tentando di smantellare il loro ruolo e la loro funzione cioè proprio quella di prevenzione. «Non ci riuscì allora per la vasta opposizione delle donne e dell’opinione pubblica, e di certo non glielo consentiremo ora».

C’è anche chi non abbocca e parla, come la deputata del Pd Ileana Argentin, di un film già visto nelle scorse elezioni che ormai non interessa a nessuno come argomento di scontro elettorale se non a una destra laziale più retrograda d’Europa. «Piuttosto – aggiunge la deputata del pd – Storace ci spieghi i danni causati al sistema dei consultori del Lazio messi sotto stress dai pregiudizi ideologici che hanno fatto breccia anche nella Giunta Polverini in questi ultimi anni».

Per Giulia Rodano consigliera regionale dell’Idv «con il ritorno dell’uomo dei 10 miliardi di debito nella sanità pubblica del Lazio, peraltro protagonista di primo piano anche della disastrosa esperienza della coalizione Polverini, si riaffaccia anche il fantasma dell’attacco sanfedista ai diritti sanciti dalla legge 194 e all’istituto dei consultori pubblici: è questo il senso del sostegno entusiasta di Olimpia Tarzia all’ennesima ricandidatura di Francesco Storace».

Ma, come afferma Marina D’Ortenzio di Sel, la 194 è ormai un diritto acquisito delle donne. Mentre Storace attacca questo diritto per «ricercare consensi in precisi ambienti sociali e culturali e provando a ripulire l'immagine del centrodestra devastata dal governo della Polverini e dal ricordo della sua pessima esperienza di governatore». Quindi la 194 non si tocca «se non per migliorane le funzioni, anche attraverso la riforma e la capillarizzazione dei consultori in tutta la regione».