I “Fratelli D’Italia” possono fare paura a Storace

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Ormai i manifesti giganti che raffigurano Giorgia Meloni nel suo nuovo look (ma quanti ne cambia) smagliante e pensoso, occhieggiano dai punti più trafficati di Roma, mentre i “gazeboni” dei Fratelli d'Italia si notano un po’ dappertutto, se non altro per le loro dimensioni da padiglioni di antichi cavalieri in tenzone.

Dopo l’endorsement di Fiorello alla sua ex baby sitter, la Giorgia trasfigurata continua la sua campagna giovane e “senza paura”. Eppure qualche paura i “Fratelli” la devono pur avere, non tanto per le finanze copiose che consentono loro una campagna di propaganda da grande partito, ma per la fregatura che i sondaggi paiono rifilare al nuovo partito del sulfureo La Russa e camerati. Con un 2% massimo non si va molto lontano anche se apparentati al giocattolone (il Pdl) del Cavaliere che li ha scaricati alla conquista di ben pochi seggi alle Camere.

Nel Lazio, poi, il malumore è palpabile perché i rampelliani non hanno accolto con entusiasmo la candidatura di Storace nonostante le naturali e storiche affinità elettive. Quindi per ora niente apparentamento con Francesco. «Chi decide da solo va da solo. Al momento non vediamo passi in avanti» affermava ieri l’on. Marco Marsilio, anche lui a rischio di elezione. «Se non cambiano le condizioni», aggiungeva «resta in campo l'ipotesi di candidare Giorgia Meloni alla presidenza della Regione».

Ora, si sa, in politica tutto è negoziabile figuriamoci poi un apparentamento a destra fra uomini e forze del tutto simili fra loro. Quali siano i contenuti del possibile accordo non è dato sapere, ma non è detto che in discussione sia anche il nodo elettorale delle politiche. Con la differenza che se a livello nazionale quel 2% dei Fratelli non arrapa Berlusconi, nel Lazio Giorgia grazie alla organizzazione e coesione dei gabbiani, potrebbe sottrarre a Francesco un 10% dei suffragi destinati al Pdl.

Intanto anche il fronte alemanniano soffre. Si dice infatti che il Cavaliere risorto abbia fatto stilare la lista dei parlamentari del Pdl che il 16 dicembre scorso al teatro Olimpico lanciarono Mario Monti for president del centrodestra. Con questa lista di proscrizione molte teste eccellenti potrebbero cadere non ultima quella del senatore Augello, ma anche quella della ultra alemanniana Barbara Salmartini.

Di Biava e altri parlamentari vicini al sindaco non si parla nemmeno più. In compenso spunta la notizia di un ticket Storace-Sveva Belviso, augelliana d’hoc. Di bella presenza la vice sindaco farebbe da pendant all’immagine rampante di Giorgia. In tutto questo rimescolio l’unico dato certo è l’estinzione della componente ex aennina che si va dissolvendo in un 3-4% di consensi.

E pensare che l’Alleanza Nazionale del “traditore” Fini, alle politiche del 2006 e prima della fusione con Forza Italia nel Pdl, si era portata a casa il 12,34%. Un suicidio politico in soli 6 anni che salva dall’ecatombe ben pochi dei parlamentari aennini eletti nel 2008. Hanno visto giusto il placido Matteoli e l’astuto Gasparri che si sono intruppati con il cavaliere punto e basta.

Giuliano Longo 

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