Pannella si butta a destra per salvare i Radicali

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Marco Pannella è ormai seriamente intenzionato ad allearsi con Storace per le elezioni regionali. Orientamento che potrebbe creare un qualche disorientamento nell’elettorato “progressista”, soprattutto romano, abituato da tempo a collegare le posizioni dei Radicali a quelle della sinistra. Non è uno choc politico ma è probabilmente un fatto sgradevole per certo elettorato, tanto che Nicola Zingaretti ancora ieri, nel presentare gli altri tre candidati del suo listino, chiariva che la scelta iniziale di rivolgersi anche al partito Radicale era fondata sulla convinzione che la loro storia poteva portare un contributo e un arricchimento alla coalizione e al suo programma. Ma «a differenza di qualcun’altro – aggiungeva

– io ho anche una storia che elimina ogni opportunismo ma su alcuni principi non transigo, e questa è una garanzia per tutti, anche per i Radicali». Il principio irrinunciabile di Zingaretti fa riferimento alla esclusione dalle liste di tutti i consiglieri del centrosinistra eletti nel 2010 alla Pisana che pure tanti malumori aveva creato anche nel Pd. Solo che sulla base di questo principio rimanevano esclusi anche i consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo che pure, obbiettano i radicali, avevano per primi denunciato la situazione del finanziamento ai gruppi consiliari che sarebbe poi esplosa nel Pdl con il caso Fiorito.

Nulla di personale o di preconcetto, pare dire Zingaretti, che ha ricordato di essere stato lui a proporre Emma Bonino alla presidenza per le regionali del 2010 conducendo una “battaglia controcorrente” anche nel Pd. Resta il fatto che la brusca virata di Pannella verso Storace ha creato non pochi contrasti alla direzione radicale di Torre Argentina e forse l’opposizione della stessa Bonino. Anche se fra i retroscena dell’apparente “scandalo” del Marco nazionale ci starebbero le difficoltà di quel piccolo partito nella raccolta delle firme per la presentazione della sua lista nel Lazio.

Adempimento per il quale Storace avrebbe offerto “generosamente” la disponibilità sua e della coalizione che rappresenta. Vista così la posizione dei radicali si giustificherebbe con una vera e propria scelta di sopravvivenza, almeno nel Lazio. Tanto che la definizione utilizzata è accordo tecnico (Pannella parla anche di una «risposta per un minimo di rivolta morale»). Una scelta che però è difficilmente conciliabile con le posizioni antiabortiste, proibizioniste e clericali di Storace e della sua probabile coalizione. Con il rischio di una esigua messe di voti e l’incertezza di poter eleggere ancora due consiglieri alla Pisana. Se il connubio Storace/Pannella non si consumerà i radicali, come sta avvenendo in Lombardia, hanno sempre la possibilità di correre da soli, forti del fatto che nel 2010 Emma Bonino fu sconfitta da Renata Polverini solo per 50.000 voti raccolti prevalentemente nelle altre province del Lazio ma non a Roma dove Emma risultò vincente. Infine Nicola Zingaretti, a Radio24, ha parlato del mancato accordo con “Rivoluzione Civile” rivelando di aver avuto un lungo incontro con Ingroia cconvenedo sugli effetti nefasti dell’election day che crea una oggettiva contraddizione nell'invito al voto per Zingaretti alla Regione mentre a livello nazionale si dà un’altra indicazione. Nota che lascia forse trasparire un certo rammarico anche se lo schema di gioco adottato dal candidato presidente della Regione ricalca quello nazionale di Bersani che esclude dalla coalizione sia Ingroia che Pannella.

Giuliano Longo