Colosseo, tutti con la Barbera: vanno stabilite le competenze

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Dopo lo scontro fra la soprintendente ai beni culturali Mariarosa Barbera ed il sindaco Alemanno sulla perimetrazione in sicurezza dell’area adiacente al Colosseo della quale ieri ha scritto anche il nostro giornale, si sono susseguite le dichiarazioni e le polemiche.

Il nodo non sta tanto nei pochi metri in più o in meno dal monumento per la fermata degli autobus, ma riguarda le competenze con una soprintendente ai beni culturali che si sente scavalcata non solo dal Sindaco ma anche dal ministro del Mibac su decisioni che già erano sta assunte di comune accordo. Una storia tipicamente italiana di indecisioni che si cumula ad una scarsa chiarezza di idee e propositi. Insomma diatribe e scavalcamenti che per Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione del Partito democratico, risultano estremamente gravi tanto più che il sindaco non vanta competenze in campo archeologico. E tanto meno il ministro Ornaghi, che secondo Orfini appoggia il sindaco nonostante sia «l’unico non tecnico di questo governo» distintosi per «l’inefficienza e l’inefficacia del suo operato».

Il Pd si schiera quindi con le decisioni della soprintendente all’area archeologica di Roma Mariarosa Barbera, che ha già individuato l’area di sicurezza attorno al Colosseo e sa come prevenire gli effetti dei distacchi di materiali dal monumento che pure avvengono periodicamente anche se Alemanno accusa la Barbera di «allarmismo». Per di più le decisioni della soprintendente sarebbero il risultato di un tavolo tecnico al quale hanno partecipato gli organismi statali e comunali supportati dal parere di terzi.

Quali sono allora le ragioni per le quali il sindaco si appella al Mibac per superare decisioni già prese dai suoi stessi uffici? Secondo Orfini “l’intrusione” di Alemanno e di Ornaghi è inaccettabile tanto più che dovrebbero invece occuparsi di «sveltire le procedure per l’avvio dei lavori del restauro del monumento, di trovare fondi per la cultura e di rimpinguare le fila esauste dei tecnici dentro il ministero e dentro il Comune». Per Sofia Bosco, direttore rapporti istituzionali del Fai-Fondo Ambiente Italiano, è ora di cambiare passo e di superare «il disinteresse generale per le sorti di questo monumento, eccezion fatta per la soprintendenza di Roma che da tempo chiede, inascoltata, la messa in sicurezza del monumento e di tutta l’area».

Un altro endorsement alla soprintendente da tempo allertata dal fatto che i lavori della metropolitana creeranno vibrazioni oltre che intoppi al traffico, ma se anche un ripensamento di tutta l’area dell’anfiteatro Flavio è già stato previsto, deve comunque prevalere la sicurezza del monumento e dei passanti. «È triste – aggiunge- veder sbriciolarsi proprio il Colosseo dopo così tanti annunci di una sua rapida rinascita, ed è triste vedere i pochissimi poteri che gli organi preposti alla sua tutela di fatto hanno. Per questo ci sembra importante far sentire maggiormente la voce di quei cittadini che non sopportano più il triste spettacolo del degrado della loro storia e della loro identità».

Affiora così la proposta del FAI di votare alle primarie della cultura sul sito www.primariedellacultura. it. Consultazione popolare on line lanciata in questi giorni proprio dai giovani del Fondo e attiva fino al 28 gennaio dai giovani sui temi che riguardano la tutela della cultura. Anche Alfio Marchini candidato sindaco di Roma propone con mezzo tweet un “concorso di idee internazionale” ed una consultazione popolare sul futuro del Colosseo. Ma è opinione diffusa che vadano decise una volta per tutte le competenze visto che i soldi della Tod’s sono già stati stanziati e i ritardi sono tutti della macchina amministrativa.

gl

 

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