Eur, Mancini si dimette | Si apre la successione

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Riccardo Mancini amministratore delegato di EUR spa, appena confermato nell’incarico il giugno scorso, rassegna le sue irrevocabili dimissioni per motivi di salute ma soprattutto per difendersi dall’accusa di essere stato il destinatario di una mazzetta di 500.000 euro.

La vicenda risale all’aprile scorso quando il Messaggero pubblicò i verbali dell’interrogatorio di Marco Iannilli, uno dei commercialisti indagati per la vicenda degli appalti Selex, del gruppo Finmeccanica. Iannilli aveva parlato della fornitura di 45 filobus per il Comune di Roma spiegando che «Breda Menarini (gruppo Finmeccanica) aveva ottenuto una commessa di circa 40 autobus dal Comune di Roma, o da una sua controllata, del valore di 20.000.000 di euro circa».

E aggiungeva: «I rapporti inizialmente erano stati tenuti da Borgogni e Subbioni (entrambi dirigenti di Finmeccanica, il primo è ex capo delle relazioni esterne) ed era prevista una somma di 800mila euro da destinare a Borgogni e Cola medesimo, somma che doveva esser pagata da Ceraudo». Il giornale riportava che a guidare la danza di quella trattativa era stato proprio Riccardo Mancini, molto vicino al sindaco. La situazione precipita quando ieri, sempre e solo il Messaggero, pubblica la notizia dell'arresto di Francesco Ceraudo, l’ex amministratore delegato di Breda Menarinibus che avrebbe pagato la presunta tangente coinvolgendo anche un altro imprenditore a sua volta arrestato alcune settimane fa. Delle dimissioni di Mancini si era parlato già all’inizio di questa storia, ma l’AD dell’EUR aveva sdegnosamente respinto ogni accusa. Nè Alemanno ebbe a chiedere le dimissioni di chi gli aveva finanziato la campagna elettorale nel 2006 ed era stato il tesoriere di quella vittoriosa del 2008. Un potente amico legato al sindaco sin da quando Mancini simpatizzava per Avanguardia Nazionale del nero, anzi nerissimo, Stefano delle Chiae.

Un passato che lo stesso Mancini contestualmente al suo insediamento in Eur spa nell’estate del 2009 definì intemperanze di gioventù. Eppure qualcosa non quadra. La trattativa per i filobus fu condotta agli inizi del 2009 mentre il bando di gara che faceva capo non all’Atac ma a Roma Metropolitane era già stato pubblicato nel gennaio del 2008. Quindi dai successivi articoli del Messaggero si evince che Mancini, già imprenditore del riciclo ambientale oltre che uomo di fiducia del sindaco, sarebbe stato più interessato alla sua collocazione in Eur spa che alla presunta mazzetta in quanto tale. Che poi Cola l’abbia presentato o introdotto nella trattativa non sorprende, date le frequentazioni politiche di destra e la sua attività di super consulente super coinvolto anche nell’affare Telecom- Sparkle per il quale fini in galera per riciclaggio anche Gennaro Mokbel, conosciuto da tutta la destra romana come il potente faccendiere nero. Nè va dimenticato che il 90% di Eur spa è detenuto dal ministero del Tesoro che è anche padrone di Finmeccanica. Il cerchio si chiude, se non fosse che nonostante le diffide Atac (che nega di essere coinvolta nella vicenda) e le conferme di Metroroma che ha indetto il bando, resta difficile credere che i vertici di Atac e del Comune non seguissero con una certa attenzione un acquisto di mezzi per ben 20 milioni di euro.

Un fatto è certo: a questo punto Mancini non ci sta e non essendo tipo che scappa con la coda fra le gambe, intende difendere con i denti la sua “onorabilità”. Scelta individuale ma che potrebbe rappresentare un segnale forte anche per altri che dall’inchiesta non emergono. Oggi a pochi mesi dalle comunali e con un governo azzoppato si pone il problema della successione a Mancini.

Un nodo che difficilmente potrà essere sciolto solo da Gianni Alemanno. Lui c’era riuscito quando aveva fatto riconfermare Riccardo lo scorso anno, ma i tempi sono cambiati e il piatto di Eur spa è troppo ricco per lasciarlo nelle mani di un sindaco che fra quattro mesi potrebbe traslocare.

 

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