Campidoglio, il buco nero dei dirigenti “a chiamata”

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Sulle consulenze del Comune di Roma che secondo una recente inchiesta giornalistica potrebbero raggiungere alcune decine di milioni di euro, si è aperta di recente una polemica molto accesa con relativa minaccia di querele da parte del sindaco che vorrebbe arrivare alle elezioni pulitino, soprattutto dopo che Parentopoli ha influito non poco sulla sua credibilità.

A quanto pare le consulenze sono ancora materia di dottrina, come si direbbe in diritto, per cui uno le tira da una parte, l’altro dall’altra con l’unica conclusione che, poche o tante che siano, a pagarle è sempre il contribuente.

Ogni tanto si levano grida di dolore come quella più recente del candidato sindaco Alfio Marchini che esortava a risparmiare utilizzando al meglio le decine di migliaia di dipendenti (40.000 con le municipalizzate?) della “Campidoglio Spa”. Si dà il caso che fra le pieghe di tanto poco appassionanti polemiche, anche dal sapore pre-elettorale, sfugga una questione non di poco conto, nel senso che finisce per costare parecchio a tutti noi.

Ci riferiamo ai dirigenti assunti a tempo determinato che non durano “l’espace de un matin”, ma giusto il tempo del mandato del sindaco in carica e magari un po’ più in là. Ovviamente queste nomine sono a discrezione del sindaco sulla scorta di curricula sicuramente esaminati con la lente d’ingrandimento dall’assessore al personale Cavallari.

Si tratta in sostanza di nomine ad personam che potrebbero sollevare dubbi sulla eventuale prossimità politica o parentale dei fortunati assunti. Dubbi che potrebbero essere fugati o confermati solo scorrendo il curriculum degli interessati. Da uno di questi emerge ad esempio, ma è solo un modesto esempio, che un pezzo da novanta fra questi dirigenti a chiamata è Raffaele Borriello, direttore esecutivo dal luglio del 2011, che viene in terza posizione dopo il segretario generale Iudicello e il capo di gabinetto Sergio Basile.

Ebbene Borriello proviene dal Ministero delle Politiche Agricole dove operava già quando Gianni Alemanno era ministro e ora percepisce uno stipendio di

193.000 euro dei quali 63.000 gli vengono riconosciuti per l'apicalità dell'incarico. Nulla di misterioso visto che curricula, incarichi e retribuzioni sono reperibili ed accessibili a tutti sul sito del comune di Roma.

Ma quello che ci ha spinto a dare una sbirciatina a tutte queste tabelle non è la mera curiosità invidiosa di chi percepisce molto, molto meno, o il malanimo verso il sindaco, ma una considerazione di ordine generale. Infatti anziché ricorrere a questi dirigenti a tempo determinato, sicuramente fedeli e probabilmente competenti, ci si chiede se non sarebbe opportuno invece assumere coloro che sono risultati idonei agli incarichi dirigenziali dopo un pubblico concorso, come quelli del 2005 e 2006.

Criterio chiaramente stabilito da una serie di sentenze del TAR del 2012. A meno che queste graduatorie non siano gradite ai vertici del Campidoglio per ragioni che sfuggono ma potrebbero essere invece interpretate come discriminatorie. Ci si obietterà che è prassi di ogni amministrazione, nel suo alternarsi politico, avvalersi di dirigenti di assoluta fiducia, ma è anche ingiusto escludere stimati cittadini che i concorsi li hanno vinti con dispendio di risorse ed energie e che per di più risultano ancora e dopo anni nelle graduatorie post concursuali. C’è poi da dire che questi dirigenti a tempo sono ben 40 con un costo medio lordo di 110.000 euro l’anno per un totale di circa 4,4 milioni annui che nei cinque anni diventano 22 di milioni.

Tanto per fare degli esempi sopra i 110.000 viaggiano (in ordine alfabetico) oltre al summenzionato Borriello, Umberto Broccoli (130.000) dirigente della sovrintendenza capitolina; Francesco Coccia (139.000) dirigente per la qualificazione delle periferie; Mario Defacqz (142.000) direttore al dipartimento cultura; Luigi Di Gregorio (129.000) direttore struttura organizzativa; Emilio Frezza (138.000) direttore dipartimento risorse tecnologiche; Francesco Piazza (130.000) direttore del cerimoniale e Tommaso Profeta (160.000) che comunque è vice capo di gabinetto. Dei rimanenti 43 chi se la passa peggio è sicuramente Gianluca Scarnicci che ha un contratto a progetto per 93.000 euro al Coordinamento attività di Staff del Capo di Gabinetto.

Va infine sottolineato che mentre i dirigenti a tempo determinato restano nell’amministrazione per sempre responsabili delle competenze loro assegnate, quelli a “chiamata diretta”, sia pur consentita dalla legge, alla fine del loro mandato se ne vanno e tanti saluti. A meno che il loro sindaco venga riconfermato, allora hanno più di qualche speranza.

Giuliano Longo

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