Pvq: quanto deve pagare il Comune?

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Orlando Galimberti presidente dell'associazione dei concessionari di Pvq, dopo aver invitato ieri i suoi associati a leggere il nostro articolo pubblicato venerdì scorso in merito alle dimissioni dell’ing. Massaccesi direttore dell’ufficio di scopo per i Pvq, con una successiva nota si affrettava a smentire la notizia scrivendo: «Per fortuna sono costretto a smentire quanto affermato dal quotidiano Cinque Giorni poichè non risulterebbero agli atti le dimissioni del Dr Massaccesi da Direttore dell’Ufficio di scopo». Vogliamo dar credito al sig. Galimberti delle eventuali imprecisioni delle nostre fonti e rimaniamo in attesa di una rettifica o smentita ufficiale da parte dal Comune com’è prassi.

Ci sorprende d’altronde che lo stesso Galimberti non abbia assunto le necessarie informazioni immediatamente levando nel frattempo alte grida di dolore per conto dei dei concessionari che, virtuosi o meno, associati o no, sono in difficoltà a pagare le rate del mutuo sottoscritto con la Bcc e garantito dal Campidoglio con fidejussione al 95%. Non che i lavori della commissione presieduta dal giugno scorso dalla avvocato Raimondo a da dicembre del’ing. Massaccesi abbiano chiarito molto la situazione dei Pvq, tanto che, almeno pubblicamente, non si dispone ancora di un quadro preciso delle insolvenze e tanto meno dei rischi finanziari per le sconnesse casse erariali del Campidoglio.

Tuttavia, placato il clamore mediatico dovuto all’intervento della Procura con gli arresti all’inizio dell’anno scorso degli imprenditori Dolce e Bernardini e del funzionario preposto ai Pvq arch. Volpe per l’area verde di Spinaceto, qualcosa doveva pur essere fatto: un segnale o qualcosa che giustificasse l’esistenza della Commissione.

E così è stato fatto, il Campidoglio ha battuto un colpo e ha cominciato a revocare le concessioni dal mese di dicembre: da quelle dei Pvq di Prati Verdi della Bufalotta, Tiburtino sud, Nomentano Nord- san Basilio e Ponte di Nona tutti già completati. Il 21 dicembre seguiva la revoca di Parco Spinaceto che era costato la galera a Dolce e Bernardini. A ben vedere la mazza della revoca era stata agitata anche dalla associazione dei concessionari, che comunque ne associa solo una parte, nel corso della commissione trasparenza convocata il 18 dicembre. Quanto il bastone della revoca serva a tutelare il Comune è tutto da vedere anche perché, revoca o no, se i concessionari non pagano il mutuo i piccioli ce li dovrebbe comunque mettere il Comune.

La salvezza dei proverbiali capra e cavoli potrebbe essere quella di far rinegoziare il debito fra concessionari e banca, magari pagando solo gli interessi e diluendo la restituzione del capitale per i prossimi decenni. Soluzione illusoria che potrebbe salvare qualcuno, ma certamente non quelli che sono saltati o stanno fallendo quali l’Olgiata o Feronia.

Per di più c’è qualcuno che alla revoca si sta opponendo come Dolce e Bernardini, che vogliono salvare il Pvq della Maspen Center sport. Si apre così una battaglia cartacea, che potrebbe arrivare in tribunale, dagli incerti esiti perché la Maspen punta il dito sul “mancato rispetto delle disposizioni sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari” da parte della Bcc. Ma soprattutto mette sotto accusa l’erogazione finanziaria per stati avanzamento lavori riconosciuti ad altri concessionari anche rispetto a dubbi, se non a qualcosa di più, sulla solvibilità degli interessati. Meno noto è che la Bcc da giugno avrebbe sospeso l’erogazione dei crediti mettendo ulteriormente in difficoltà i concessionari.

E’ a questo punto che i concessionari hanno chiesto una moratoria per i rimborsi, negata a quasi tutti, compresa la Maspen per una rata di 60.000 euro. Ma se la Maspen si sente discriminata, qualche concessionario come Andrea Ciabocco del Pvq La Madonnetta ha già notificato un paio di diffide alla Commissione ormai dimissionaria in merito a una seconda convenzione da stipularsi con le banche ed il riconoscimento della sua qualifica quale “concessione di lavori pubblici” che gli consentirebbe di rivedere la convenzione stessa. Sia come sia, fra ricorsi e diffide la ciccia della questione sta altrove ed esattamente su quei 322 milioni di euro che, secondo nostre stime approssimative, la Bcc e inizialmente il Credito Sportivo oggi commissariato avrebbero erogato per realizzare in alcuni casi e poi far funzionare le aree verdi alcune delle quali non ancora ultimate. Parliamo di 24 concessioni, inclusa Feronia il cui cantiere è fermo da due anni, l’Olgiata ormai chiuso da mesi, la Perconti e la coop. Maximo per i quali il comune ha già dovuto scucire alla Bcc utilizzando il fondo di garanzia del 5% accantonato da tutti i concessionari.

Allora, se questo quadro è realistico non resta che chiedersi quanti non pagano più, quanti hanno pagato e cosa resta da restituire, perché è solo da questo conto che si può determinare l’esposizione finanziaria del Comune esposto da quella improvvida fideiussione al 95% dei mutui contratti. Infine un’ultima considerazione. Se è vero che questa storia prende avvio dal 1995 con Rutelli, passa per Veltroni e arriva alla attuale amministrazione, perché dal 2009, con regolari e successive delibere, la fideiussione fu estesa dai 120 milioni circa agli oltre 330 attuali? Se poi fosse vero il gossip più recente che qui riportiamo solo per dovere di cronaca, che qualcuno avrebbe provato a proporre una ulteriore estensione del finanziamento per altri 50 milioni, saremmo al limite del più grottesco.

Si, perché il bagno di sangue per le casse erariali è già incombente anche se qualcuno intende dirottarne gli schizzi sulla amministrazione che verrà dopo il ballottaggio di giugno. Anzi più che un proposito ci sembra una realtà. Infatti anche si revocassero punitivamente e per assurdo tutte le concessioni, al Comune resterebbe la proprietà di vaste aree verdi attrezzate da vendere e gestire remunerativamente, mentre i crediti concessi continueranno a maturare interessi. E con i tempi che corrono per le banche, dubitiamo che la Bcc sia disponibile a questo supremo sacrificio. 

 Giuliano Longo