Metro, la B1 ha aumentato i costi

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Negli ultimi sei mesi del 2012 si sono registrati circa 90 disservizi tra false occupazioni dei binari, problemi ai deviatoi e convogli guasti, che hanno provocato ritardi, rallentamenti e interruzioni del trasporto sulle due linee della metropolitana. Di conseguenza ogni due giorni ci sono stati disagi per migliaia di cittadini e turisti. In diverse occasioni, inoltre, alcune tratte della metro sono rimaste bloccate per diverse ore a causa di danni alla rete elettrica, con il conseguente impiego di bus sostitutivi, lunghe attese alle fermate e forti ritardi nei collegamenti.

Una lunga catena di disservizi ha costellato soprattutto la gestione della metro B per tutto il 2012. Solo nei primi sette mesi dell’anno, infatti, sono state registrate quasi 7.700 corse soppresse a fronte delle oltre 82.000 previste. Vale a dire che da gennaio a luglio si è avuta una perdita di quasi il 10% del servizio sulla linea B, con punte fino al 30% nel mese di giugno, quando con l'apertura della tratta B1 sono state soppresse oltre3.000 corse rispetto alle10.800 previste.

Il sindaco Alemanno ha parlato di sabotaggi per nascondere il fallimento gestionale del sistema delle metropolitane capitoline. La realtà quotidiana, invece, evidenzia un lungo elenco di guasti tecnici e malfunzionamenti dovuti alla mancanza di manutenzione e a un parco rotabile vetusto e insufficiente per garantire il regolare servizio di linea.

Ma i dolori non finiscono qui: il fallimento della tratta B1 costa ai romani 3,6 milioni di euro all’anno. Nel 2012 l’apertura della diramazione fino a Conca D’oro avrebbe dovuto migliorare la qualità del servizio e favorire un risparmio annuale di circa 2 milioni e 200mila chilometri del trasporto pubblico di superficie, ma i ripetuti disagi della nuova tratta hanno costretto l’Amministrazione comunale ad aumentare i bus sulle strade del quadrante ovest con un incremento complessivo dei costi pari a circa 3,6 milioni di euro.

Dopo l’apertura della B1, infatti, tre linee bus sono state esternalizzate e affidate a operatori privati (135, 235 e 308) per un totale di quasi 1,2 milioni di km di servizio, mentre è stato riorganizzato e potenziato il servizio di altre dieci linee bus con percorsi ritoccati e frequenze incrementate per un totale di quasi 900mila chilometri di servizio all’anno e un costo di oltre 3 milioni di euro. In particolare, l’intensificazione del servizio si concentra sempre nel quadrante Conca d’Oro-Montesacro e riguarda le linee 60 express, 60 L express, 80 express, 80 B express, 82, 335, 337, 342, 344, 690 e 810.

È la prima volta che l’apertura di una nuova infrastruttura produce degli effetti negativi, piuttosto che consentire benefici in termini di miglioramento del servizio e riduzione dei costi. Il fallimento della metro B1, infatti, riguarda sia la carente qualità del trasporto che l’aumento delle spese: l’entrata in servizio della nuova tratta avrebbe dovuto portare a un risparmio di 2 milioni e 200mila chilometri per il trasporto di superficie, ma l’esternalizzazione di tre linee per quasi 1,2 milioni di chilometri e il potenziamento di altre dieci linee per 900mila chilometri hanno di fatto quasi azzerato questo risparmio. Al contrario, invece, ci sarebbe un aumento delle spese per il Comune pari a circa 3,6 milioni di euro: l’affidamento del servizio delle linee 135, 235 e 308 ai privati, infatti, ha un costo di 3,9 euro al chilometro contro i 3,4 euro che venivano prima pagati all’Atac.

Una differenza di circa 50 centesimi per ogni chilometro di servizio con un incremento totale di circa 600mila euro. Il potenziamento delle dieci linee bus, inoltre, comporta una spesa di oltre 3 milioni di euro, ecco quindi che si registra un aumento complessivo dei costi del trasporto di superficie pari a circa 3,6 milioni di euro all’anno.

C’è poi il capitolo comfort e sicurezza, con l’annoso tema delle stazioni della metropolitana non presidiate. Negli ultimi anni la carenza del personale di movimento ha portato a un incremento delle stazioni della metropolitana che nelle diverse fasce orarie non vengono presidiate dagli operatori, con conseguenti disagi per i viaggiatori.

La mancata presenza degli addetti di stazione, infatti, mette a rischio l’accessibilità delle fermate della metro per le persone diversamente abili, gli anziani e le donne in gravidanza, oltre a ostacolare la possibilità di fornire un sostegno ai passeggeri per qualsiasi eventuale criticità. Ogni giorno diverse stazioni delle linee A e B sono off-limits per molti cittadini a causa del mancato funzionamento di scale mobili o ascensori per la mancanza del personale addetto.

Il blocco degli impianti di risalita non è dovuto tanto a guasti tecnici, quanto alla carenza di operatori di stazione: senza il presidio del personale, infatti, le scale mobili e gli ascensori presenti nelle varie fermate della metropolitana non possono essere attivati. Ecco allora che deve essere allertato l’operatore della fermata più vicina e attendere il suo arrivo per attivare l’impianto di risalita.

 

(2/continua)

Massimiliano Valeriani

consigliere comunale Pd Roma Capitale

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