Alemanno dimissiona tre assessori

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Aquattro mesi dalle elezioni comunali e sul finire del mandato di Gianni Alemanno, ben tre assessori vengono dimissionati con la scusa della loro candidatura alle regionali con Storace. Si dà così la stura all’ennesimo rimpasto last minute che consentirà a qualcuno di attaccare per pochi mesi il suo cavallo alla greppia del Campidoglio. In verità un motivo “nobile” per il rimpasto ci sarebbe perché nelle intenzioni di Alemanno vi è quella di sostituire due degli assessori dimissionari con altrettante donne raggiungendo così il mitico traguardo delle quote rosa.

Questa volta senza inventarsi assessorati alle Olimpiadi come fu per Rossela Sensi, che in oltre un anno di presenza non ha dato grande prova di attivismo. Ma si sa, spesso è più importante occupare caselle che far funzionare la macchina amministrativa. Ma dietro a questa operazione vi è anche un retroscena, un maneggio degli equilibri politici tutto a vantaggio del sindaco. Infatti non è che i tre (quasi) ex assessori candidati alla Regione, Ghera (lavori pubblici), Aurigemma (trasporti) e Visconti al (verde pubblico e ambiente) siano gran che soddisfatti della decisione del sindaco. Poiché un conto è affrontare una campagna elettorale per un seggio alla Pisana da una poltrona assessoriale che offre molti strumenti di potere, altro è affidarsi al giudizio popolare intruppati fra i tanti che concorrono anche se meno titolati.

L’hanno capito bene i tre assessori che Renata Polverini confermò dopo l’epurazione avvenuta dopo le sue dimissioni in ottobre. Assessori come Pietro Di Paoloantonio, Malcotti e Cangemi in questi lunghi mesi pre-elettorali che hanno continuato ad operare con grande alacrità e avranno ancora un mese di tempo per farlo da posizioni di comando non di poco conto.

Per capire meglio i giochi occorre dare una fuggevole occhiata alla collocazione politica dei tre assessori in questione: se Cangemi ex Forza Italia, viaggia sul tappeto di velluto apprestatogli dal potente commissario europeo Tajani, Malcotti è uomo di Augello, mentre Pietro di Paoloantonio, abbreviato per comodità in Di Paolo (come risulta dalla centinaia di manifesti affissi per tutta la città) è un fidatissimo di Gianni e marito di quella Barbara Saltamartini che di Alemanno è stata sempre al fianco, ri-candidata alla Camera pur con qualche incertezza sul risultato finale.

Nella logica di un sindaco che si vede ormai contornato da ben pochi seguaci di un certo peso, può benissimo venir sacrificato qualche assessore capitolino, levandogli la possibilità di tirare su voti nella stessa area di Di Paolo, che di Alemanno è un protegè. Questo il retroscena che si sussurra negli ambienti di destra, ma resta poi l’incognita, quella vera del voto. Se i sondaggi confermassero anche un 28% alla colazione di Storace, quanti consiglieri regionali riuscirebbe ad eleggere il Pdl? Pochini, tenuto conto che Storace ha i suoi, i “Fratelli d'Italia” almeno uno e quindi per il Pdl ne resterebbero da spartire sei o sette in un’aula della Pisana dove i seggi della opposizione dovranno essere divisi con i grillini ed il partito di Ingroia che non sono apparentati con nessuno. In fondo potrebbe obiettare qualcuno, non è che fra buche urbane ed inefficienza della metro Ghera ed Aurigemma abbiano brillato gran chè negli ultimi anni e quindi anche se non dovessero calcare i corridoi della Pisana non sarebbe un gran danno. Anzi…

gj