Gianni fuori dai giochi. Il Cavaliere pensa alla Meloni

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Anche il quotidiano di Giuliano FerraraIl Foglio”, solitamente bene informato sulle mosse del Cavaliere, dà per contati i giorni di Alemanno quale candidato della destra alle comunali di fine maggio. Troppi gli scandali, ultimo dei quali, ciliegina sulla torta maleodorante, la vicenda della tangente per i 45 autobus della Menarini/Finmeccanica giacenti ancora in un non meglio precisato deposito di Bologna.

Le stesse dimissioni dell’amministratore di Eur spa Riccardo Mancini, una delle colonne portanti della vittoria elettorale prima e del sistema di potere che poi si è organizzato attorno al sindaco per il governo della città, mettono in difficoltà Alemanno. Non è un caso se sino a pochi giorni fa Gianni aveva fortemente sostenuto l’AD dell’Eur spa, addirittura dall’aprile scorso quando la notizia della stecca apparve per la prima volta sul Messaggero nell’ambito della inchiesta della Procura sulle operazioni tutt’altro che trasparenti di Finmeccanica e consociate. Nè dei rapporti “storici” fra la destra romana, Finmeccanica e (aggiungiamo noi) servizi, come ha confermato l’ex presidente di Finmeccanica Guargaglini, v’era da dubitare.

Che Mancini con questi ambienti avesse una certa dimestichezza lo confermerebbero le dichiarazioni del misterioso faccendiere Cola il cui nome fu legato alle indagini su Gennaro Mokbel, finanziere ben conosciuto negli ambienti neri più o meno estremi. Ma a Berlusconi questi intrecci interessano ben poco ed intento a fare in qualche modo pulizia fra le sue liste a caccia di quei voti che gli consentirebbero di paralizzare il Senato, dà una occhiata ai quotidiani sondaggi e si rende immediatamente conto se il Pdl è in recupero a livello nazionale, a Roma continua invece a sprofondare. Quindi, con realismo tipicamente lumbard avrebbe invitato Gianni a farsi da parte senza tanti giri di parole e nel frattempo avrebbe già individuato la candidata ideale al Campidoglio nella giovane ex ministra Giorgia Meloni. Un nome che era già circolato anche mesi fa quando si parlava ancora di primarie per il Campidoglio, tanto che si fecero avanti anche personaggi improbabili quali il consigliere capitolino del Pdl Fabrizio Santori rientrato rapidamente nell’ombra dei ranghi storaciani.

Poi l’ipotesi di consultazione fu offuscata dai tentativi di Alfano per le primarie di leadership Pdl, miseramente naufragate con il rientro del Cavalier Risorto che ricompattava il partito sul suo nome punendo i traditori e favorendo la successiva costituzione dei “Fratelli d'Italia”. Una formazione politica che fra la destra romana conta sulla forza organizzata dei rampelliani e sulla immagine, fotograficamente riveduta e corretta, di Giorgia. Se l’eventuale uscita di scena del sindaco averrà in modo più o meno soft potrebbe dipendere dallo sviluppo delle indagini in corso sull’affaire Menarini. Immaginabile quindi l’attesa in queste ore per gli esiti dell’interrogatorio di Mancini in Procura. Certo, la mancata ri-candidatura di Alemanno rappresenterebbe un colpo mortale per il suo futuro politico, visto che ormai è senza uno straccio di ciambella di salvataggio in Parlamento, mentre ben pochi dei suoi fedeli riusciranno a rientravi. Unico punto di forza del sindaco l’assenza di un competitor forte della sinistra o del centro sinistra.

Se ne riparlerà a fine marzo alle primarie del Pd con Sassoli, forse Gentiloni, fra i più quotati. Il Foglio, nello stesso articolo, affacciava l’ipotesi della direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer da contrapporre alla gabbiana (logo dei rampelliani) Giorgia Meloni. Insidiato anche dall'imprenditore Alfio Marchini che da tempo si dà un gran da fare, Alemanno guadagna settimane per tentare di giocare sino all’ultimo le proprie carte, a questo punto scartine da un mazzo consunto. Eppure tutte queste difficoltà non gli impediscono di levarsi qualche sassolino dalla scarpa, facendo dimettere gli assessori Ghera, Aurigemma e Visconti che si sono candidati con Storace alla Pisana (vedi art. pag. 2),mentre i loro colleghi sulla Cristoforo Colombo, Cangemi, Pietro Di Paoloantonio e Malcotti, la poltrona assessoriale non la molleranno sino all’ultimo.

Tuttavia la bella pensata del Cavaliere ha una sua logica. Giorgia in questo anno ha lavorato sulla sua immagine, non solo quella patinata dei recenti manifesti, ma soprattutto quella della capitana coraggiosa che promette al popolo, con i “Fratelli d’Italia”, un retorico e fumoso riscatto. Dire poi che Giorgia Meloni non risulti coinvolta negli scandali dell’Amministrazione è un dato di fatto, se non fosse che i rampelliani, suoi supporters, nella gestione del potere nero di Roma ci sono dentro sino al collo avendo sempre goduto di posizioni di forza nei confronti del camerata Gianni, da parentopoli in poi. Purtroppo per il sindaco il Cavaliere, che tutto decide nel suo partito, ha la fissa dei sondaggi e questi parlano chiaro: se oggi il distacco di Zingaretti da Storace si aggira sui 10 punti, nella Capitale tutta la destra nelle sue varie componenti compresi i "Fratelli", gli storaciani e tutta la diaspora dell’estrema destra, non superano ad oggi il 25%. Troppo poco per governare la capitale e forse nemmeno per raggiungere il ballottaggio.

Giuliano Longo