Alemanno dà e toglie poteri | Ultimo Valzer in Campidoglio

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Come dalle porte girevoli del lussuoso hotel De Russie nella giunta capitolina si esce e si entra mentre il sindaco indirizza i graditi ospiti con lo stile e la grazia del gallonato portiere di quel prestigioso residence. Oggetto di questo nostro ardito paragone è l’ennesimo e inatteso rimpasto di giunta che lunedì Alemanno annuncerà fra la generale indifferenza popolare.

Due sostitute in onore delle quote rosa, che avrebbe potuto rispettare già nel 2008 evitandosi una marea di ricorsi, e un maschietto in sostituzione dei tre dimissionari assessori Ghera ai lavori pubblici, Aurigemma ai trasporti e Visconti all’ambiente. Se ne vanno, contrariamente ai loro colleghi della Regione inchiodati alle ben remunerate poltrone, perché si sono candidati alle prossime elezioni regionali.

In verità ci risulta che ancora in queste ore tentino una timida resistenza, non tanto per sottrarsi alla irrevocabile decisione, quanto per piazzare sulle poltrone ancora calde calde qualche loro fedele protegè. Figuriamoci, ad esempio, se Rampelli molla il fedelissimo Ghera così, senza una contropartita.

Lo stesso valga per Aurigemma e probabilmente anche per Visconti, oggi uniti come un sol uomo per difendere la loro successione. Ma i giochi ormai sono fatti e il sindaco, un po’ come l'innominabile biblico, dà e toglie, fortunatamente solo deleghe. Che il Campidoglio e più in generale tutta l’amministrazione capitolina sia come un porto di mare lo dimostra la storia ed i successivi cambi negli assessorati.

Partiamo con l’assessorato al bilancio, cuore pulsante e occhio vigile di ogni Amministrazione, qui nel giugno 2009 Ezio Castiglione lascia il posto a Maurizio Leo che di lì a poco con il rimpastone del gennaio 2011 verrà a sua volta sostituito da Carmine Lamanda. E tre. Poi nel gennaio di quell’anno horribilis, ci lasciano le penne l’assessore alla cultura Umberto Croppi (unico intellettuale dell’allegra brigata) sostituito dal delegato al centro storico Dino Gasperini.

Poi schiodano anche Fabio De Lillo, che cederà l’Ambiente a Marco Visconti, dopo aver fatto una cagnara infernale forte del sostegno del fratello senatore Stefano. Sergio Marchi, agnello sacrificale della parentopoli Atac, viene sostituito ai Trasporti da Antonello Aurigemma, e Laura Marsilio passerà il testimone a Gianluigi De Palo, già sandaluto presidente delle Acli romane, che avrà anche la delega alla famiglia. A Sveva Belviso, inizialmente destinata al posto della Marsilio, resta la delega ai servizi sociali.

Ma non finisce qui perché dopo la sentenza del Tar che costringe il sindaco a introdurre donne in giunta, tocca tingere un po’ di rosa la giunta. Ecco allora che Gianni fa vicesindaca Sveva Belviso e congeda Mauro Cutrufo chiamato ad altri importanti incarichi parlamentari, dice lui. Poi prende Rosella Sensi e le inventa l’assessorato al brand di Roma dove non si è ben capito cosa abbia fatto anche perché quel brand lo ammazza Monti negando a Roma la candidatura olimpionica. Siccome il rosa era ancora poco intenso ecco che l’on. Alfredo Antoniozzi, dopo strazianti parole di commiato e di fedeltà al partito e al sindaco, viene sostituito dalla dirigente interna all’amministrazione Lucia Funari.

Irremovibile al suo posto sino a ieri Ghera, così come all’urbanistica Marco Corsini e al commercio Bordoni. Se poi vogliamo aggiungere i tre amministratori di Ama e i quattro di Atac e le decine nei consigli di amministrazione delle numerose società municipalizzate, c’è veramente da pensare una Amministrazione capitolina affollata, partecipata e, come oggi si usa dire da intelletualini, in questo mare magnum ha spaziato e navigato tutta una classe dirigente di destra che ha prodotto quasi nulla ma ha assaggiato il gustoso frutto del potere e delle prebende.

Eppure Alemanno, con questo continuo fare e disfare tele ed equilibri, non è mai riuscito a saziare gli appetiti di rampelliani, augelliani, ex forzaitalioti ed alemanniani ormai in via di estinzione. Lui, poveretto, lì a mediare a togliere un po’ qua e slungare un po’ là, in un defatigante gioco da equilibrista sulla fune mentre la città andava a rotoli. Ora altri tre attendono il loro turno per entrare al Capitolium hotel ma solo per pochi mesi. E le competenze? Ennò, quelle sono nomine “politiche” e la competenza non serve. Dio ci scampi dalla politica.

Giuliano Longo