Giorgia Meloni, la carta del Cavaliere per il Campidoglio

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La candidatura a sindaco della Capitale della “pasionaria” dei Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, lanciata l'altro ieri da Guido Crosetto, sarà pure una boutade, come l'ha definita ieri l'interessata a margine di una manifestazione a piazza del Parlamento, ma quanto ha aggiunto successivamente non dovrebbe lasciare del tutto tranquillo Gianni Alemanno. «Siamo in una fase molto precedente alle comunali

– ha aggiunto – Non ho ancora pensato all’ipotesi di una mia candidatura a sindaco e non ci voglio pensare adesso, visto che ora siamo concentrati sulle regionali». Dove è proprio quell' “adesso” ad illuminarci sulle reali intenzioni, un “adesso” che non chiude affatto le porte ad un “poi”. Della possibilità che non sia l'attuale sindaco a correre contro un (per ora) mister x della sinistra aveva già scritto Cinque Giorni riportando un retroscena pubblicato dal solitamente bene informato “Il Foglio” di Giuliano Ferrara. L'ipotesi di Giorgia sarebbe spuntata dalla fertile mente del Cavaliere compulsando i suoi quotidiani sondaggi che vedono a Roma il Pdl, ma soprattutto Alemanno, ai minimi termini.

Una sorta di zona d'ombra quella del dato elettorale romano che va in controtendenza con la rimonta della coalizione di destra a livello nazionale, ormai prossima al 31% ( contro il 38% della coalizione di Bersani) soprattutto per merito della Lega Nord che grazie alla Lombardia raggiunge il 7% a livello nazionale e alla decente affermazione dei Fratelli D'Italia con il loro 2%. Questo spiega l'affannosa ricerca di consensi della formazione politica di La Russa e Giorgia Meloni nella diaspora della destra più estrema che va da Casa Pound a La Fiamma Tricolore a Forza Nuova. Non è proprio casuale che l'altro ieri, in un'intervista a Teleroma 5 Giorgia, parlando del fascismo, abbia testualmente dichiarato: «Io non posso dichiararmi antifascista perché l'antifascismo, nella storia repubblicana d'Italia, ha significato ammazzare ragazzini di sedici anni quando il fascismo non c'era più, in nome di una ideologia che ha purtroppo creato anche tanta violenza».

Affermazione che non scandalizza, data la provenienza, ma che lascia intendere come Giorgia tenti di aggregare attorno ai suoi "Fratelli" i brandelli di un neofascismo mai spento. Se Storace viaggia spedito nella sua campagna elettorale nel Lazio, per ora distaccato di circa 10/12 punti da Nicola Zingaretti, a livello nazionale La Destra supera a malapena l’1,5%.

Quindi è probabile che il Cavaliere dia ormai il Lazio per perso contrariamente a Lombardia e Sicilia dove prevarrebbe la coalizione berlusconiana ipotecando la governabilità del futuro Senato. Ecco allora che la battaglia potrebbe riaccendersi proprio sul governo della Capitale fra qualche mese, magari abbinando un’altra tornata elettorale per il Senato se risultasse ingovernabile e se ce ne fossero tempi e condizioni. Un lumicino di speranza per Roma che non può essere lasciato nelle mani di Alemanno che fra l'altro deve anche fare i conti con la vicenda della presunta stecca sui filobus Menarini dove è coinvolto l'ex AD di Eur spa Riccardo Mancini, le cui dimissioni hanno turbato i sonni al sindaco che sino a qualche settimana fa l'aveva difeso a spada tratta. Più che giustificata quindi la cautela di Giorgia all'inizio di questa campagna elettorale che vede Francesco Storace muoversi in modi quasi felpati, probabilmente riservando tutte le batterie alimentate dal suo focoso carattere negli ultimi 10 giorni di questa campagna elettorale, quando il Cavaliere tenterà la spallata finale.

Giuliano Longo