Roma si apre al Buddismo

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Sono entrate in vigore da venerdì le leggi che regolano i rapporti dello Stato italiano con l’Unione Induista Italiana (Uii) e l’Unione Buddista Italiana (Ubi): un’intesa storica, in attuazione dell’articolo 8 della nostra Costituzione, la prima con confessioni che non sono di origine giudaico – cristiana. In Italia ci sono circa 136mila induisti, di cui 120mila sono immigrati, a Roma ce ne sono 10mila, così come 10mila sono i buddisti nella capitale, a fronte dei 100mila totali, di cui circa 80mila italiani.

Cosa cambia? Tanto: i monaci buddisti diventano ministri di culto, con tanto di segreto d’ufficio, che è quello per intenderci che hanno i preti sulla confessione, i luoghi di preghiera diventano luoghi di culto. E poi possibilità di accedere all’otto per mille, insegnamento della religione nelle scuole che ne fanno richiesta, riti funebri, assistenza religiosa negli ospedali e nelle carceri, riconoscimento delle feste e conseguente possibilità, in quei giorni, di non andare a lavorare o a fare degli esami.

«In pratica esistiamo, – sintetizza il presidente della Uii Franco Di Maria – per noi cambia tutto, deve cambiare la percezione degli italiani nei confronti dell’induismo. Questa è una vittoria della laicità dello Stato e quindi della democrazia, un evento storico, per niente scontato». Anzi, giunto forse un po’ troppo tardi: «C’è una subalternità culturale della politica al Vaticano, per fortuna è stata superata, almeno da questo punto di vista».

Anche la vicepresidente dell’Ubi Maria Angela Falà parla di un «momento importante per la laicità dello Stato italiano, che riconosce religioni non radicate tradizionalmente sul territorio».

Intanto a Roma fervono i preparativi per l’inaugurazione della pagoda di via Dell’Omo. E’ già pronta e aperta, ma l’inaugurazione ufficiale si terrà il 31 marzo. Nasce nell’enclave cinese della periferia, sul prenestino a ridosso del Gra, lungo una delle tante strade groviera della capitale, piena di capannoni ed enormi magazzini da cui parte la merce verso i negozi della Chinatown dell’Esquilino. E dal 31 marzo sarà il primo vero e proprio luogo di culto buddista della capitale.

Davide Lombardi