Come si sfalda un gruppo di potere

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Non è ancora chiaro se a seguito della presunta stecca per i 45 filobus Menarini/Finmeccanica Alemanno abbia scaricato l'ex Ad di Eur spa Riccardo Mancini o viceversa. Il fatto in sé non sarebbe poi così sconvolgente perché, si sa, quando c’è puzza di bruciato anche le più solide amicizie si sgretolano.

Tanto più che l'indagine della magistratura potrebbe allargarsi ai rapporti fra questa amministrazione capitolina e Finmeccanica su uno spettro molto ampio che va dal prolungamento della metro B a Casal Monastero, sino ai sistemi elettronici di controllo forniti con qualche difficoltà di collaudo per la tratta B1 sino a Conca D’Oro, per arrivare alla metro C dove l'Ansaldo Sts ha in ballo un appalto per 400 milioni di euro sulla linea metro che è stata definita la più costosa d’Europa. Se ne deduce che l’Ansaldo/Fimeccanica Sistemi è uno dei maggiori fornitori del Comune di Roma già dal 2006 quando vinse la gara per la metro C insieme alla Astaldi, la Vianini e alle cooperative rosse delle costruzioni.

Parliamo ovviamente di centinaia di milioni di pubblici denari che nella Capitale fanno “sistema” poiché fanno girare poteri e interessi. Fatto in sé normale se si pensa che quel gioiello della Finmeccanica che è l’Ansando Sts rappresenta una delle aziende più avanzate d'Europa e fornisce sistemi alle metropolitane di tutto il mondo. Non dovrebbe far scandalo quindi se alla luce dei rapporti fra le amministrazioni ed il colosso tecnologico di stato, fosse stata favorita la Menarini che fa parte dello stesso gruppo. Altro è il discorso sulle presunte tangenti che evidentemente, secondo i magistrati, non paiono limitarsi alla regalia di 60.000 euro che Mancini avrebbe percepito inopinatamente, quasi miracolosamente.

Stona invece parecchio che Gianni tenti di prender le distanze dall’amico Riccardo il cui ruolo negli affari del Comune è universalmente noto da tempo. Eppure, in questo clima da redde rationem, il sindaco è riuscito a coprirsi di ridicolo con un comunicato pubblicato sul sito della sua fondazione Nuova Italia che testualmente recitava: «In merito alle notizie sulla questione filobus che apprendo dagli organi di informazione non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ho già dichiarato nei giorni scorsi. Attendo con fiducia che le inchieste facciano il loro corso e ribadisco ogni estraneità nella vicenda da parte della mia segreteria».

Una fonte non sospetta, quale Ugo Maria Tassinari studioso accreditato della fascisteria italiana del dopoguerra, osserva dal suo portale Fascinazione.it che sotto l’aspetto formale è pur vero che l’ex AD di Eur spa non fa parte della segreteria del sindaco né ha incarichi nella sua fondazione, ma è stato un finanziatore nella campagna elettorale del 2006 e il tesoriere di quella del 2008. E la conferma della “influenza” di Mancini in Campidoglio, è data dalle rivelazioni di un supertestimone, secondo il quale «nelle riunioni sulla mobilità e le metropolitane che si sono tenute negli ultimi tre anni in Comune e presso l'assessorato ai Trasporti, Mancini era presente senza aver alcun incarico nel merito della mobilità romana. E si atteggiava da padrone assoluto».

Tra i partecipanti a pieno titolo ai summit d’affari, oltre a vari manager, c'era anche un politico allora in ascesa, l'ex assessore ai trasporti Sergio Marchi, vice-coordinatore romano del Pdl recentemente transitato ne La Destra che lo candida alle regionali. Inoltre lo stesso Tassinari che di fascisterie se ne intende, ci ricorda che Riccardo Mancini da sempre fa parte del “cerchio magico” del sindaco. Amicizia che risale a quando Mancini era un giovane militante di Avanguardia Nazionale, amico del cuore di Peppe Dimitri membro dei Nar che scontò dieci anni di galera per reati di terrorismo. Furono proprio Mancini, Gabriele Adinolfi e Daniele Liotta a organizzare la cerimonia funebre del "Comandante" il primo aprile del 2006, alla commossa presenza di Alemanno, allora ministro alle politiche agricole e del Gotha della destra ormai ripulita, fra una selva di saluti romani e di rituali mussoliniani.

Di fronte a tali nobili ed antichi legami questa storia di presunte stecche appare al Tassinari come «un episodio emblematico della catastrofe umana di certa fascisteria romana, partita per cambiare il mondo e finita ad abbuffarsi come qualsiasi politico della prima Repubblica». Se lo dice lui c’è da credergli. Ma ritorna la domanda iniziale: è Alemanno che sta scaricando Mancini o viceversa? La risposta può essere decisiva per comprendere come si va liquefacendo un sistema di potere che dura da quasi cinque anni.

Giuliano Longo