Sanità: «Consulenze mediche fuori controllo»

0
49

Razionalizzazioni e riduzioni degli sprechi. Sembra questa la sola prospettiva per la sanità del futuro nel Lazio. Mentre privati e cooperative attendono in certi casi da molti mesi i pagamenti, c'è chi ha analizzato le voci di maggiore uscita, quelle attraverso le quali si potrebbero risparmiare davvero un bel po’ di soldi: consulenze e stipendi dei dirigienti medici. Per l’associazione Codici dunque al primo posto ci sono le consulenze professionali: tante, sempre di più e apparentemente in preda a una crescita fuori controllo. Sì, perchè se nel 2011 erano cresciute di 30 milioni rispetto al 2010, nel 2012 hanno fatto un altro balzo in avanti, a quanto pare di ulteriori 77 milioni di euro. Spiega l'associazione: «I programmi 2011-2012 prevedevano una spesa non superiore al 70% di quella del 2009 per le consulenze sanitarie e una riduzione dell'80% per quelle non sanitarie. Nei soli 2008 e 2009 la Regione ha speso 424,8 milioni in consulenze (179,8 le spese delle Asl, 241,6 quelle di ospedali e policlinici). Dal 2004 al 2009 la spesa per le consulenze è stata di 783,9 milioni (615,9 per quelle sanitarie e 168 per quelle non sanitarie)». Per l'associaizone l'unica soluzione è «il taglio drastico delle onerose consulenze di dubbia utilità, parallelamente ad altre strategie di rafforzamento della rete territoriale e di riordino della rete ospedaliera». C'è però da segnalare anche la seconda voce importante di spesa, e spesso di spreco: quella degli stipendi dei manager della sanità pubblica. Le retribuzioni, lorde, si aggirano, secondo Codici, dai 114 mila euro ai 120mila, fino a ben 160 mila euro annui. «Il costo del personale medico – commenta Ivano Giacomelli – occupa il maggior peso percentuale nella composizione della spesa sanitaria, pari al 34,6%. Essa assorbe il 50% del totale della spesa ospedaliera, un costo certamente eccessivo da sostenere». Insomma una situazione che in tempi di crisi, oltre a far riflettere, chiede un intervento di sostanziale adeguamento a uno stile più sobrio, senza contare peraltro che i cittadini continuano a subire forti carenze e disagi nel servizio erogato, come nel caso delle liste di attesa, contro cui il Codici ha puntato l'indice. Secondo i dati della Uil di fine 2012 riportati dall'associazione «si apprendono esempi sconcertanti, come i 5 mesi di attesa nell’Asl Roma F per un'ecografia cardiaca ecocardiogramma M/B, 8 mesi nell’Asl Roma D, fino ad un anno presso l’Asl Roma C e il San Camillo. Problematica anche la situazione per le risonanze magnetiche: l’attesa media è di 210-350 giorni. L’esame si riesce a prenotare nella Asl Roma B, Policlinico Casilino, a luglio, a novembre presso il PTV e il Sant'Eugenio dell'Asl Roma C. Nessuna disponibilità invece presso la Asl Roma A, la Asl Roma E, la Asl Roma H, il SFN, il San Giovanni e l’Umberto». Per questo il Codici ha proposto l’integrazione nel circuito CUP di tutte le strutture che erogano servizi sanitari.