Regionali Lazio: Zingaretti, un programma per tornare competitivi

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Uno dei limiti di questa brutta campagna elettorale dove guitti e imbonitori sembrano prevalere, se non nel voto sicuramente nella visibilità mediatica, è quello di aver appiattito sino a scomparire i contenuti e i programmi delle regionali. Come se questa istituzione non fosse quella, insieme ai comuni, più vicina agli interessi e ai bisogni della gente. Con l’accorpamento di politiche e regionali si sarà pure risparmiato qualche milione di euro, come ha sostenuto la destra laziale degli sprechi improvvisamente convertita alla sobrietà, ma se ne è perso in contenuti del confronto democratico.

Tanto che il candidato della destra solo ora inizia a dir qualcosa dopo mesi e mesi di soliloquio di Nicola Zingaretti e di operoso saccheggio della amministrazione Poverini dimissionaria già da ottobre dello scorso anno. A questo gap ha posto rimedio ieri, al residence Ripetta, il candidato della sinistra presentando non già il suo programma elettorale già ampiamente noto, ma il programma di governo che è altra cosa dalla propaganda e dalla fiere delle promesse illusorie.

In questi mesi Zingaretti ha impiegato il suo tempo nell'ascolto dei territori e delle categorie sociali secondo il metodo della partecipazione e della condivisione che a suo avviso dovrà contraddistinguere la sua amministrazione in caso di vittoria per una Regione aperta, trasparente per i cittadini e vittime di una struttura burocratica spesso opaca. Una regione europea con un Pil di 170 miliardi che rappresenta il 10% di quello nazionale, ma che è al 136° fra le macro regioni delle grandi capitali UE.

Riportare a galla il Lazio esposto per ben 8 miliardi di debiti nei confronti delle aziende creditrici in agonia e con il deficit della sanità accumulato nei decenni, non sarà impresa facile, ma una idea di governace moderna efficiente e solidale, il candidato della sinistra ce l’ha, articolata su tre filoni fondamentali. Prioritaria la lotta agli sprechi con un taglio del 30% delle società regionali pari a 30 milioni da rimettere nel circolo virtuoso della produzione innovativa. La semplificazione avverrà anche con la costituzione di una centrale unica per gli acquisti così come per la sanità, ma c’è anche un problema di snellimento delle leggi che in questi anni si sono alimentate in una ipertrofica superfetazione, restando spesso inattuate. Il secondo punto di questa strategia è quello di un nuovo modello di sviluppo, formula abusata, ma che per Zingaretti significa innovazione tecnologica, estensione delle reti immateriali, imprese dell'ambiente e dell’agricoltura innovativa per la quale intende liberare terreni oggi di proprietà regionale. Obiettivo: 500 nuove imprese in 5 anni scommettendo anche su intrattenimento e cultura produttrici di ricchezza e di lavoro, che è la vera emergenza della nostra società il bisogno prioritario largamente avvertito.

Per Zingaretti incentivare le imprese significa disporre anche di infrastrutture liberando il Lazio dalla piaga del pendolarismo sacrificato su pessime, anzi, indecenti linee ferroviarie quali la Roma Viterbo e la Roma Cassino.

Sul materiale rotabile si intendono investire 70 milioni completando il raddoppio della RM/VT almeno sino a Morlupo. Così come vanno completati i segmenti stradali della Orte Civitavecchia e della Cisterna Valmontone. Anche se la cura del ferro è prioritaria. Poi c'è la grande risorsa economica e turistica del litorale con porti ormai europei quali Civitavecchia, strozzato dall'assenza di un raccordo di 17 KM. Il litorale come risorsa per il quale il candidato della sinistra intende attribuire una delega di governo ed istituire uno sportello unico. Sul finire ha insistito sulla regione solidale, inclusiva ed accogliente che non debba mai più tagliare i fondi destinati al sociale, compresi i consultori fondamento della 194 sull'aborto. Nel contesto della promozione sociale vi è la formazione professionale on demand, già sperimentata in provincia, e finalizzata al reale fabbisogno delle aziende, ma per Zingaretti sono centrali scuola e Università dove occorrono investimenti per riportare la regione ai livelli culturali che merita, con i suoi 218 laboratori di ricerca e 48 enti; tre distretti tecnologici e due parchi scientifici e quasi 43.000 laureati nel 2011.

Il 30% dei laureati nella nostra regione hanno mansioni al di sotto della loro qualifica quando riescono a trovare un lavoro. Innovazione, formazione mirata, ricerca e cultura sono strumenti per aggredire la dilagante disoccupazione giovanile. Dopo aver promesso interventi legislativi contro l'omofobia e le violenza sulle donne, Zingaretti ha ricordato il patto sulla sanità proposto l'altro ieri alla presenza di Bersani, con l'impegno a non effettuare ulteriori tagli in una situazione già allo stremo e lesiva del lavoro e delle professionalità del settore.

Una sanità che richiede nei prossimi 5 anni una profonda ristrutturazione e lotta agli sprechi che possono essere superati mettendo in rete tutti i medici di base della regione, istituendo 20 nuove case della salute per la diagnostica e la prima assistenza e cinque ospedali di comunità per patologie croniche e invalidanti. Non sono mancati i cenni polemici con la gestione Polverini, ma nella sostanza Zingaretti ha evitato la rissa elettorale lanciando la sfida sul suo programma di governo. Probabilmente per volare oltre lo stucchevole chiacchiericcio fatto di promesse, annunci e pacche sulle spalle che ormai non abbindola più nessuno. 

 

Giuliano Longo