Il Tar sospende il decreto Clini: I rifiuti restano a Roma

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La giornata di venerdì ha segnato una nuova, clamorosa, puntata sul tema dei rifiuti capitolini. Il Tar del Lazio ha infatti accolto la richiesta di sospensiva del decreto del ministro dell'ambiente, Corrado Clini, che prevedeva tra l'altro il trattamento di una parte dei rifiuti di Roma in alcuni impianti (Tmb) di altre province laziali: esultano dunque Albano, Viterbo, Colfelice e Castelforte che avrebbero dovuto ricevere i rifiuti romani che finivano "tal quali" nella discarica di Malagrotta (in violazione della normativa Ue). Il ricorso nel merito verrà discusso il 6 giugno prossimo. Per quanto riguarda la provincia di Roma, dunque, stop immediato al trasporto (che già avveniva dallo scorso 25 gennaio) di 150 tonnellate giornaliere di rifiuti romani dirette ad Albano.

Secondo il giudizio del Tar «il percorso istruttorio e la conseguente motivazione» del decreto Clini per i rifiuti di Roma, e degli atti del commissario Goffredo Sottile ad esso collegati, «denotano un insufficiente e lacunoso esame dei presupposti di fatto». Gli atti, infatti, «risultano essere stati adottati sul presupposto di una ritenuta grave criticità circa l'intero ciclo di gestione di rifiuti nella Capitale, ma non sembrano contemplare quella vera e propria situazione di emergenza ambientale che é stata invece invocata» al fine «di giustificare la loro adozione». La sentenza manda su tutte le furie il ministro Clini che annuncia immediatamente un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar ricordando che la Commissione Europea ha aperto nel 2011 «una pesante procedura d'infrazione contro l’Italia a causa del conferimento nella discarica di Malagrotta di rifiuti urbani indifferenziati ». Dopo il recente rapporto dei carabinieri del Noe, ha convinto Clini che «il pieno impiego della capacità residua di tutti gli impianti Tmb della Regione è essenziale per far fronte all’emergenza. 

ll rischio dell’emergenza rifiuti a Roma è stato notificato a partire dal DPCM del 22 luglio 2011 ed è singolare che il Tar non se ne sia accorto. Sulla base dei dati, l’unica possibilità che Roma sia autosufficiente – come ritiene il Tar – sta nella continuazione del conferimento di rifiuti non trattati a Malagrotta, pratica sanzionata da una procedura di infrazione comunitaria e contraria alla legge.

E faccio presente che gli accertamenti svolti dal Noe, organo di polizia giudiziaria, possono essere contestati solo attraverso una querela di falso». «La decisione del Tar rappresenta motivo di grande preoccupazione per l’Amministrazione capitolina – ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno -. Gli sforzi per aumentare la raccolta differenziata che l’Amministrazione ha messo in campo per raggiungere l’obiettivo di legge rischiano di essere vanificati». «E' una tristezza che la Capitale d'Italia sia costretta ad affrontare un tema così delicato come i rifiuti sempre in emergenza e con la carta bollata» ha detto il candidato del centrosinistra alla presidenza della regione Lazio Nicola Zingaretti. «Non si scarichino i problemi di Roma sui territori della provincia » rimarca il sindaco di Albano Nicola Marini, mentre per il Coordinamento dei Comitati di Quartiere della cittadina castellana serve «realizzare una gestione unitaria del trattamento dei rifiuti da parte di tutti i Comuni del bacino che versano a Roncigliano». In attesa del Consiglio di Stato potrebbe magari tornare in voga l'idea del trasferimento all'estero dei rifiuti capitolini.

Tiziano Pompili

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