Sul piano Idi i numeri non tornano

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«Donerò alla Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione, la villa acquistata in Toscana», ma con alcune clausole (ovviamente). Questo dichiarava nello scorso luglio Decaminada ex consigliere delegato dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata dopo la scoperta di una sua lussuosissima villa ad evidente uso preghiera e meditazione.

Si dà il caso che tanta improvvisa generosità si palesasse dopo che ormai i buoi dello scandalo erano scappati dalle stalle dell’Idi con un buco di oltre 600 milioni e le indagini della procura che inchiodavano Decaminada ed alcuni suoi collaboratori anche per associazione a delinquere.

Giusto per metterci una toppa urgente, nel luglio scorso la Congregazione nominava quale presidente dell’Istituto, con funzioni di garante, il prefetto Vincenzo Boncoraglio già questore di Milano e Firenze, che si metteva al lavoro per dipanare la complicata matassa. Tanto più che non c’erano nemmeno i soldi per pagare i dipendenti.

Lavoro improbo quello di Boncoraglio perché grazie alla natura giuridica di diritto ecclesiastico della Congregazione proprietaria dell'Istituto e del San Carlo di Nancy, questa non era nemmeno tenuta a rendere pubblici i propri bilanci. Il che non le ha mai impedito di investire in immobili, imprese industriali, centri benessere e affari poco chiari in Italia e all’estero. I Figli dell’Immacolata Concezione, sono fratelli che formano una Congregazione religiosa (in sigla CFIC) di diritto pontificio, fondata da Luigi Maria Monti, che ha lo scopo di testimoniare l’amore di Cristo per gli uomini, dedicandosi alla cura degli infermi e alla educazione della gioventù orfana, abbandonata e bisognosa di assistenza in completa povertà.

Ma ora in completa povertà rischiano di finirci i 405 dipendenti in esubero come hanno recentemente deciso dirigenti vicini a Decaminada che a novembre si sono riprese da Boncoraglio le deleghe per la gestione operativa dell'istituto. La faccenda è abbastanza strana perchè il prefetto aveva previsto un piano di ristrutturazione che di esuberi ne prevedeva 160 e non 405.

Ora, invece, un bel taglio chirurgico sulla pelle dei lavoratori e si sistema la baracca. Sin qui l’antefatto, poi è cronaca di queste settimane; le lettere di mobilità trasmesse ai sindacati, le proteste, le manifestazioni, gli stipendi che non arrivano e in alcuni casi la disperazione. Eh sì, perché il nuovo piano della Congregazione e dell'istituto, ormai sull’orlo della bancarotta, fa strage di quasi tutte le categorie: tecnici medici, infermieri, amministrativi. In qualche caso si arriva al 50% dei licenziamenti. Decimata la struttura dal San Carlo di Nancy dove i tagli includono, fra l’altro, 30 medici, 67 infermieri, 36 amministrativi. Mentre al Dermopatico gli esuberi finora noti riguardano 55 medici, 86 infermieri, 79 amministrativi.

E’ a questo punto, come abbiamo scritto e documentato nei giorni scorsi, intervengono Alemanno e Gramazio il vecchio non si capisce bene sulla base di quali poteri e millantando con i sindacati dei disperati miracolose e salvifiche soluzioni. Miracoli invece ne potrebbe fare il Vaticano, mettendo mano al portafoglio. Ma ormai fuori tempo massimo dopo che il sogno del polo unico della sanità cattolica accarezzato dal segretario di stato Cardinal Bertone è naufragato contro l’agguerrita finanza dei quel Rotelli, re delle cliniche lombarde, che si è preso il San Raffaele in fallimento con tutti i debiti accumulati da don Verzè. Ma di questi tempi Oltretevere non si respira aria di miracoli e intanto i dipendenti Idi soffrono le pene dell’inferno.

Giuliano Longo