Alemanno ci ripensa: no a primarie

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Le primarie del centrodestra «si faranno solo se emergerà un candidato alternativo e credibile da un altro partito del centro destra. Altrimenti, subito dopo le elezioni politiche, ci riuniremo per organizzare una convention». Parola di Gianni Alemanno. E visti i precedenti significa che il Pdl le primarie non le farà mai, salvo che i “Fratelli d'Italia” lancino sul piatto Giorgia Meloni.

Chi invece nelle primarie (del Pd però) ci crede fermamente è l’ex ministro Paolo Gentiloni, che ieri ha presentato il suo programma nella sede del comitato elettorale a via delle Botteghe Oscure. «Le primarie del 7 aprile – ha detto – si devono fare, perché Roma ha bisogno di un candidato che sia legittimato dalla base e non deciso a tavolino». Affermazione sorprendente alla luce delle recenti dichiarazioni di Bersani che ritengono inviolabile il tabù di questa consultazione, a meno che qualcuno al Nazareno non la pensi diversamente.

Dopo di che Gentiloni è passato ad esporre il suo programma sul copyright di quello zingarettiano. Ad esempio sulla trasparenza, per la quale si è impegnato ad approvare, fra i primi atti della sua giunta il “Freedom information act” che, tera tera, vuol dire mettere on line le informazioni su compensi e consulenze. Molto zingarettiana è anche l’idea di un responsabile del’innovazione digitale che “non sarà un assessore ma una figura politica”. Incisiva la proposta di dimezzare le spese e lo staff del sindaco. «Alemanno ha un ufficio stampa di 71 persone – ha detto – un record mondiale… » Gentiloni ha parlato poi del completamento dell’anello tranviario Casaletto-Argentina, che con i 44 nuovi tram creerà collegamenti fra le grandi stazioni e della pedonalizzare di via dei Fori Imperiali.

In una città priva di progetti veri, il candidato alle primarie del centro sinistra propone un villaggio per le imprese start up al cinodromo di Ponte Marconi. Sulla questione rifiuti non commenta l’idea di Silvio Berlusconi degli inceneritori in città perché «il problema a Roma non è il ciclo dei rifiuti, ma la corretta applicazione del decreto del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. che punta sulla raccolta differenziata. Un sindaco – ha aggiunto – non si può far commissariare e poi andare a manifestare con i cittadini di Malagrotta con la mascherina…». Anche se è certo della sconfitta di Alemanno, invita ad ad andarci cauti perché «le elezioni non bisogna mai considerarle vinte in partenza».

Una curiosa coincidenza ha voluto invece che proprio ieri il quotidiano del Pd Europa pubblicasse un lungo articolo di Goffredo Bettini che vola alto e scrive di «grandi idee e obiettivi ed un surplus di iniziativa politica». E batte sul tasto dello «sviluppo urbanistico che non deve più mangiare un solo metro di agro romano per fare brutte case che il mercato attuale non è in grado di assorbire e che, invece, si dovrebbe concentrare su interventi di demolizione e ricostruzione, di riqualificazione e completamento di aree interne disordinate, non funzionali e nell’abbandono… ».

Poi pensa alle grandi aziende dei servizi «ormai di nuovo spolpate dalla corruzione, dal clientelismo e dall’invadenza dei partiti. Prepotenti con i cittadini e servili con i potenti». Mentre la pubblica amministrazione «complicata, lenta, discrezionale e non di rado poco trasparente umilia i dipendenti e allo stesso tempo impone un calvario ai cittadini…». Quindi propone «forme decentrate e rappresentative di democrazia diretta, che accompagnino i processi decisionali sulla città», raccogliendo con umiltà «in una rete fitta, stabile e certa di organismi politico-civici le persone, cogliendo in loro la politicità delusa e repressa da una cattiva politica e rendendo con loro la politica elemento di presa di coscienza collettiva sul destino dell’intera comunità».

Allora «c’è bisogno di un solo, grande campo di sinistra, democratico e inclusivo. In grado di ospitare forze diverse, dalle più radicali a quelle moderate; impegnato in un confronto permanente…. e capace di sbarrare la strada al populismo di destra e all’antipolitca ». Una politica «delle idee e delle passioni, contrapposta a quella delle rendite di posizione, degli eterni organigrammi, e delle 'visibilità' marcate a fine di parte». Un Bettini in gran forma, che a Roma non conterà pure un cazzo, come lui stesso ha testualmente dichiarato al Foglio di Giuliano Ferrara, ma che al Campidoglio guarda. Eccome.

Giuliano Longo