Umberto Croppi : «Ecco perchè Alemanno ha fallito»

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Un comitato che, per la sua candidatura a sindaco di Roma, ha pensato come laboratorio di idee e luogo di incontro. L'ha voluto a Torre Argentina, proprio di fianco al teatro. Una scelta quasi obbligata per un intellettuale (di destra) che per due anni e mezzo, nella capitale, è stato assessore alla cultura, prima che l'uomo che anche lui aveva contribuito a far sedere sulla poltrona più alta del Campidoglio, Gianni Alemanno, lo tagliasse fuori dal governo della città.

Da quel giorno, era il gennaio 2011, Umberto Croppi non ha smesso un giorno di occuparsi di questioni romane, al punto da promuovere, la scorsa estate insieme a radicali e verdi, i quesiti referendari su diritti, trasparenza, viabilità e ambiente che però non hanno raggiunto la quota delle cinquantamila firme per essere indetti. E ieri Croppi, con l'inaugurazione della sede elettorale ha confermato la scelta di correre per la carica di primo cittadino fuori dagli attuali partiti. «Perché per rigenerare la politica, anche quella dei partiti, c'è bisogno di un segno radicale di discontinuità che passi attraverso l'emersione di una forza civica che dia voce alla maggioranza degli elettori che non si sentono rappresentati» dice.

Una visione che non pare esser condivisa, almeno non più, dall'eminenza grigia che per quindici anni ha rappresentato la vera anima del cosiddetto modello Roma, quel Goffredo Bettini che pure non molti mesi addietro aveva parlato della necessità di un rinnovamento profondo della competizione politica e che ieri, sul Messaggero, parlava di «riconquista del Campidoglio». Una dichiarazione che «mette i brividi» dice Croppi a Cinque Giorni. «Appena lo scorso anno Bettini, che ora vuole tornare a essere protagonista nel Pd, influenzando la scelta del candidato sindaco, aveva lanciato la proposta per un nuovo campo democratico in cui aveva coinvolto anche me. Ora parla di "riconquista", pensa a mettere al centro la gestione del potere fine a se stesso, non certo un'idea di città. Che è proprio quello che i romani hanno dimostrato di non volere con l'elezione nel 2008 di Alemanno».

Una vittoria, ricostruisce Croppi, nata proprio «dall'esigenza avvertita dai cittadini di rompere un sistema consociativo che per troppo tempo ha permesso a destra e sinistra di governare insieme la città. Il fallimento più grande dell'attuale sindaco è stato proprio non scardinare quel potere, anzi. Alemanno è stato succube dei gruppi di potere della sua maggioranza.

E lo dimostra la vicenda di Samuele Piccolo. Quando da assessore proposi di cambiare tutto fui mandato via». E proprio da quel sindaco cui Croppi ora non risparmia critiche. A cominciare dal disastro dei conti del Comune: «Alemanno in tutti questi anni non è intervenuto strutturalmente sul bilancio, permettendo il perpetuarsi di un sistema clientelare che ha il suo fulcro nelle aziende municipalizzate».

La punta di un iceberg di malgoverno che ha provocato, a Roma, il «collasso di strade, trasporti e viabilità». E che consente a Croppi di escludere anche la più remota possibilità per Alemanno di «essere rieletto». Anche se, rivela poi, ci sono buone chance che «la destra candidi qualcun altro al suo posto: ho raccolto voci secondo cui nel Pdl ci sono in corso manovre in questo senso, e non mi riferisco solo alla Meloni. Di più non posso dire perché non ho conferme sufficienti». Rumors che non impensieriscono però Croppi, forte di un «dettagliato piano di governo ià online da proporre ai cittadini e che si focalizza su questioni importanti per questa città: mobilità, decoro, diritti» e di «una squadra di persone qualificate che credono nella mia candidatura e che se sarò chiamato a governare questa città vorrò al mio fianco. Fra loro ci sono urbanisti, giuristi, esperti di mobilità, intellettuali e architetti. Come Livio De Santolini, già preside della facoltà di architettura della Sapienza».

«Le prime emergenze cui metter mano nelle vesti di sindaco? Cartellopoli, gli ambulanti e il traffico in centro storico attraverso la pedonalizzazione di alcune zone». «Anche se – sottolinea Croppi – Roma ha bisogno di un piano globale che comprenda il rilancio della cultura: al patrimonio artistico della capitale, che deve essere riorganizzato e promosso sul piano internazionale, va affiancata la produzione culturale in tutti le sue forme: dal cinema agli artisti contemporanei, passando per gli artigiani. Perché la cultura vive finché produce».

Quella di Umberto Croppi, insomma, è un'idea di città che «parte dal basso», aperta però a possibili convergenze. Come quella con Alfio Marchini, anche lui espressione di una lista civica, anche lui fuori dai partiti e anche lui in corsa per il Campidoglio. «Abbiamo instaurato un buon rapporto noi due, non escludo una possibile sintesi, anche se non ritengo possa esser lui il candidato sindaco comune». 

 

Christian Poccia