Il Lazio affonda nel mare di nomine \’\’ last minute\’\’ della Polverini

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Ieri il Radicale avv. Giuseppe Rossodivita esultava alla notizia che anche il gruppo alla Pisana facente capo a Renata Polverini ha restituito 1,8 milioni, imitando quanto fatto con gli oltre 300.000 dalla lista Bonino Pannella. E forte di questo risultato invitava gli altri partiti a fare altrettanto, sempre che sia avanzato qualcosa. Non ci pare tuttavia che i Radicali abbiano strillato più di tanto per le nomine last minute a raffica che Renata Polverini sta facendo anche in queste ultime ore, ma ormai da mesi. Che è un po’ come avvelenare i pozzi a chi verrà dopo di lei al governo del Lazio tanto che voci di protesta si sono levate non solo da Nicola Zingaretti, ma anche dal suo competitor Francesco Storace e dalla centrista Giulia Buongiorno. Politici responsabili ed evidentemente consapevoli che quelle nomine anche se impugnate di fronte al Tar o altro organismo giudicante, costeranno alla Regione una paccata di soldi in liquidazioni, buonuscite e spese legali. Val forse la pena di ricordare la consistenza di questo “tsunami Renata” che passerà lasciando un mare di detriti polemici, mente la ex governatrice Polverini probabilmente occuperà il suo bravo seggio alla Camera per i “meriti” acquisiti nel Lazio.

Partiamo dal lontano 26 settembre dello scorso anno quando a poche ore dalle dimissioni la governatrice rinnovava 10 direttori generali, prorogando alcuni in scadenza e chiamando altri dall’esterno, pescando anche tra sindacalisti dell’Ugl, il sindacato che, come noto, la governatrice guidava finché non è stata eletta. La Stampa fa anche i nomi dei nuovi “nominati”: Giuliano Bologna, coordinatore dell’Avvocatura regionale, Raffaele Marra, direttore regionale per il personale, Guido Magrini, direttore della Programmazione economica e sociale, Luca Fegatelli, direttore del Dipartimento per il territorio, Rosanna Bellotti, Raniero Vincenzo De Filippis, Roberto Ottaviani e Maria Chiara Coletti, entrambi direttori ed Ersilia Maffeo, direttore dell’Agenzia del Turismo. La posizione del Marra era tra l’altro già stata bocciata dal Tar per cui si sta pensando di piazzarlo con qualche prestigioso incarico al comune di Roma del quel è già stato direttore al patrimonio, per trasmigrare brevemente in Rai e infine sbarcare in Regione. Ma sotto le sante feste Renata bandiva le mense per un’altra abbuffata.

Così a gennaio Enrico Zappacosta, perito tecnico, esponente di “Città Nuove”, ex Ugl, già vicesindaco di Civitavecchia, diventa presidente dell’Istituto Sacra Famiglia: 1.500 euro al mese, assicurati fino al giugno del 2014. A metà dicembre, Mario Orsola, sindaco del comune di Saracinesco (164 anime) diveniva membro del cda del Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Rieti. Nemmeno Enrico Bondi, nel suo breve mandato come commissario della Sanità del Lazio, è riuscito a frenare la compulsione alle nomine di Renata. Commissariate le Asl RmA, Rmh e quella di Viterbo, alla Rmh è arrivato Claudio Mucciaccio, ex sindaco di Grottaferrata, e poco dopo pioveva su Bondi il nuovo direttore amministrativo per la Asl RmA Alessandro Moretti, in questi ultimi tre anni capo della segreteria dell’assessorato regionale alla Salute, retto dalla stessa Polverini. In cantiere c’erano anche le nomine di Sabrina Cenciarelli, direttore amministrativo della Asl Roma B in corsa per la poltrona di direttore amministrativo della Asl Rmh dei Castelli. Cenciarelli è la cugina del sindaco di Marino, Adriano Palozzi, il quale, va ricordato, oggi è candidato alla Pisana ma fu ricompensato poco dopo il voto regionale con la poltronissima (124mila euro l’anno) di presidente del Cotral.

Ma facciamo un passo indietro. Il 30 novembre, con un decreto presidenziale, Renata Polverini nominava i nuovi revisori dei conti della Asl Roma A: 4 incarichi relativi ai due membri effettivi e i due supplenti del Collegio Sindacale. Poi a metà dicembre venivano pubblicati due avvisi per la ricerca di dirigenti tra il personale interno e per il personale che volesse trasferirsi al Corecom. Bandi della durata di una settimana che le opposizioni hanno bollato come “opacissimi”. Il 13 dicembre l’Ater di Roma nomina nuovo direttore generale Renato Panella, consigliere provinciale uscente de “La Destra”.

A gennaio, come direbbe Renatona, n’antra botta de vita tra nomine di Ipab in tutta la Regione, e altre fra le quali la sostituzione di Palozzi candidato con il “tecnico” Vincenzo Surace al Cotral. Ma il 23 gennaio scorso Cotral ha assunto come responsabile dell”area contratti e gare l”ex direttore generale del Comune di Fiumicino, ex consigliere e vicesindaco di Marino, anche lui vicino a Palozzi. Subito dopo il 29 gennaio, è scoppiato il caso di Lazio Ambiente, ennesima società regionale nella quale è stato inserito come amministratore unico Vincenzo Conte, candidato a sindaco sconfitto a Frascati e presidente del gruppo del Pdl nel consiglio comunale del comune castellano, al costo di 130mila euro l’anno. E arriviamo a questi gioni di campagna elettorale ormai la zona cesarini delle nomine.

Ecco l’8 febbraio il decreto per la nomina nel cda dell'Ipab- Roma Capitale dei cinque consiglieri che per statuto sono designati dal Campidoglio. La Polverini ha dunque recepito i nomi indicati dal sindaco Gianni Alemanno: Giuseppe Del Prete, Simone Massimilla, Massimiliano Monnanni, Mauro Catenacci e Antonino Molinaro, quest’ultimo legato a Giordano Tredicine, consigliere capitolino del Pdl. Segue a ruota Unionfidi: Sviluppo Lazio, come azionista di maggioranza, su indicazione di Renatona sta scegliendo il nome del nuovo presidente in sostituzione di Fabio Forte anche lui candidato alla Pisana. Guarda caso il nome che circola in queste ore è quello di Giuliano Di Luca, capo della segreteria dell’assessore al Bilancio, Stefano Cetica. Ma tre consiglieri su 6 sino a ieri si sono opposti al blitz. Per non parlare infine delle decine di promozioni e scatti di qualifica per numerosi dipendenti che verranno concessi a pioggia. Se a questo turbillon di nomine si aggiungono tutte le delibere di Giunta promulgate da settembre risulta chiaro il perché Renatona non volesse mollare la poltrona. Vedremo se il vincitore di lunedì prossimo riuscirà a quantificare i danni di quest’ultimo assalto alla diligenza.

Giuliano Longo