Alemanno vuole “piazzare” all\’Atac il suo ex portavoce Turbolente

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Il Corriere della Sera ieri in cronaca di Roma ricordava che il 26 febbraio, il giorno dopo le elezioni politiche e regionali, si terrà il Cda dell’Atac, che dovrebbe avere all’odg anche l'assunzione di Simone Turbolente attualmente ancora capoufficio stampa del Comune.

Secondo il quotidiano “il sindaco, nelle ultime settimane, ha fatto fuoco e fiamme imponendo un vero e proprio aut aut all'ad di Atac Roberto Diacetti: quell’assunzione si deve fare, punto e basta”.

Che da tempo Alemanno intendesse “sistemare” il suo fedelissimo è cosa nota tanto che a suo tempo si parlò di un suo trasferimento in Acea che non ebbe seguito. Oggi il sindaco sta cercando di far assumere Turbolente a quasi 200 mila euro l'anno, non come capo della comunicazione al posto di Carlo Parmeggiani, andato a lavoratore in Veneto con Luca Zaia, ma in un altro ruolo, magari con stipendio inferiore e a tempo determinato fino alla durata dell’incarico dell’ad, ovvero almeno due anni.

Non stupisce che dall'opposizione siano immediatamente partiti comunicati di fuoco, siamo in campagna elettorale. D’altra parte la sistemazione di Turbolente ancora per qualche anno a spese dei contribuenti può se non altro suscitare indignate reazioni per il livello di retribuzione presso una azienda di trasporto pubblico sull'orlo del fallimento.

Nemmeno stupisce che dopo l’atteggiamento di Renata Polverini che con le nomine sta facendo carne di porco in Regione, anche Gianni Alemanno si adegui di buon grado per salvare i suoi protetti. Salvare da che? Evidente, salvarli dalla sua imminente sconfitta a fine maggio che potrebbe lasciare i suoi, e sono tanti, immediatamente disoccupati e tentando di procrastinare la loro sopravvivenza economica almeno per qualche anno.

Oddio, non che rischino di morir di fame in considerazione delle retribuzioni spesso superiori ai 100.000, che dovrebbero garantire loro ricche liquidazioni e consentir loro di tirare a campa'.

Anche se Turbolente, ignoto ai cittadini, non brilla certo nel Gotha dei personaggi più influenti di questa Amministrazione, fra l’opinione pubblica potrebbe venir ancora confermata l'impressione, se ce ne fosse bisogno, che la greppia della politica finisce sempre per garantire un certo benessere.

Eppure ancora ieri Gianni Alemanno e la sua vice Sveva Belviso, annunciavano lacrimevoli che se non si rivede la spending review e i tagli del governo il Campidoglio sarà costretto a sospendere l'erogazione dei sevizi sociali a tanti poveracci che lo stipendio di Turbolente lo vedono in 10 anni di lavoro, sempre che riescano a trovare uno straccio di lavoro anche in nero. Figuriamoci poi se Berlusconi abolirà l'Imu che in gran parte va a Comuni. A quel punto toccherà bloccare tutti i servizi pubblici, raccattare la monnezza con le mani e spegnere le luci della città. Se fossimo in Alemanno incroceremmo le dita per la vittoria di Bersani.

Gl