Lazio, la crisi rende insicuri otto cittadini su dieci

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Una condizione permanente di insicurezza, destabilizzazione materiale, sociale ed esistenziale: è quella che colpisce gran parte dei cittadini del Lazio in questi anni di crisi prolungata. E’ la situazione in cui dice di trovarsi il 78,4 per cento della popolazione regionale, così come registrata dallo studio “La vulnerabilità sociale nel Lazio.

Le cause, l’impatto sulle famiglie, le risposte possibili” realizzato da Eures e Cgil con l'intento di sondare i mutamenti economici, demografici, sociali e culturali e le trasformazioni del mercato del lavoro. Un'indagine campionaria svolta tra 2000 famiglie del Lazio che affronta il tema dell’attuale fragilità delle persone dai diversi punti di vista economico, occupazionale e sociale, accompagnata da un’analisi statistica dei principali indicatori.

Secondo il rapporto presentato ieri presso la sede della Cgil di Roma e Lazio da Claudio Di Berardino, segretario generale Cgil e da Fabio Piacenti presidente dell’Eures, il 78,4 per cento dei cittadini della nostra regione sentono il peso della fragilità economica di questi tempi di crisi e si definiscono “economicamente vulnerabili”. Per il 63,7 per cento la debolezza si sposta sul fronte occupazionale mentre “solo” il 60,6% considera la fragilità sociale un suo problema. La vulnerabilità economica colpisce in particolare i disoccupati (96,5%), le famiglie monoparentali (92,5%), le fasce sociali “a rischio di povertà” (92,5%) e gli anziani (80,2%). A denunciare la maggiore vulnerabilità occupazionale sono chiaramente coloro che hanno perso il lavoro cioè i disoccupati (93%) ma tra i più colpiti ci sono anche i giovani (78,6%) e i “laureati deboli” (82,8%). Più vulnerabili in ambito sociale, come già emerso per l’ambito economico, sono soprattutto le famiglie monoparentali (81,7%), ancora i disoccupati (72,8%) e gli intervistati “a rischio povertà” (71,9%).

«In tempi di crisi la progressiva erosione degli assetti tradizionali dello Stato sociale ha aperto, accanto al problema crescente della diffusione di situazioni di povertà (relativa o estrema), una necessaria riflessione su un nuovo fenomeno, noto come “vulnerabilità sociale”» hanno voluto spiegare idall’Eures. Scendendo nel dettaglio si può notare come la crisi economica e le relative difficoltà nel mondo del lavoro incidano fortemente sulle categorie che si sentono più indebolite. La gerarchia dell’incertezza vede tra i lavoratori al primo posto gli artigiani e i commercianti: tra questi l’82,9% afferma di sentirsi vulnerabile sotto il profilo economico, il 77,7% in termini occupazionali ed il 69,7% sociali. Anche i lavoratori dipendenti, colpiti dalla forte riduzione del potere d’acquisto dei salari, si dicono nell’82% dei casi “vulnerabili” sotto l’aspetto economico (85,1% tra i dipendenti delle piccole imprese private), confermando come l’elevata pressione fiscale pesi in misura particolarmente onerosa sui lavoratori a reddito fisso; il 73,4% dei lavoratori dipendenti si sente inoltre vulnerabile sotto il profilo occupazionale: un valore, questo, che sale all’81,1% tra i dipendenti delle piccole imprese private, contro il 64,6% di quelli della PA. A nutrire un forte sentimento di fragilità sono sicuramente anche i giovani, in particolare con la paura (e spesso la certezza) della disoccupazione con il 40,2% delle citazioni (con scarti di oltre 30 punti percentuali sulle altre fasce), mentre il campione di 35-49 anni, consapevole della instabilità del sistema e della difficoltà di ricollocarsi in età matura, teme soprattutto di perdere il lavoro (31,5% delle indicazioni). Nella fascia 50-64 anni la maggiore preoccupazione è invece quella di non poter affrontare spese impreviste (35,2%), così come avviene anche tra gli over64 (26,2%), i quali affermano inoltre di temere la malattia (26,2%), l’invecchiamento (21,3%), la povertà (20,2%) e la perdita delle tutele sociali (11,5%). 

 

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