Regionali, ultimo confronto tv dei candidati tra assenze, scambi di accuse e abbandoni

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Un confronto iniziato tra volti rilassati: un caffè rapido tra Sandro Ruotolo (Rivoluzione civile) e Giuseppe Rossodivita (Radicali) nella saletta allestita per giornalisti e staff dei candidati. Con sorrisi tra Francesco Storace (centrodestra) e Nicola Zingaretti (centrosinistra). I due "favoriti", prima di entrare negli studi del TgR Lazio, avevano avuto un rapido scambio di battute con il candidato del centrodestra che, rivolgendosi a Zingaretti, aveva scherzato: «Che fai sabato? Ti porto da qualche parte?».

Assente il candidato del Movimento 5 Stelle, Davide Barillari, che ha detto di preferire «il confronto con i cittadini», mentre Sandro Ruotolo di Rivoluzione civile, ancora in polemica con CasaPound, ha abbandonato lo studio di Saxa Rubra. A ognuno degli undici candidati è stato dato lo stesso tempo per esprimere la propria posizione e le proprie proposte da portare alla Regione Lazio, in particolare su turismo e trasporti, e l'appello finale da rivolgere ai cittadini. Poi mano mano che la discussione procedeva gli animi si sono scaldati.

Prima l'attacco di Storace a Zingaretti sulla vicenda della nuova sede della Provincia: «Per mesi ha raccontato balle». «Io rispondo innanzitutto ai cittadini – ha detto Zingaretti nell'appello finale – e non ai politicanti che non avendo idee si fanno pubblicità gettando fango sugli altri». Poi lo scontro tra Storace e Giulia Bongiorno. «Sei come Maga Magò» ha detto Storace a Bongiorno, che ha risposto dicendo «fai come Berlusconi, sei maschilista». E alla fine i volti non erano più così rilassati, e Storace, vedendo andare via Zingaretti, ha esclamato: «Non si saluta più?».

In una nota, poi, il candidato del centrosinistra Zingaretti ha espresso il suo sostegno a Giulia Bongiorno: «Voglio esprimere la mia solidarietà per la pesante aggressione verbale di cui è stata vittima oggi durante il confronto al Tgr Lazio da parte del candidato della destra, Francesco Storace. Quelle di Storace sono parole figlie di una cultura maschilista che in questi anni ha così tanto danneggiato il livello civile della nostra democrazia e ha mortificato le donne».