Alemanno torna sul luogo della debacle per l’amico Biava

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Mentre Storace rimonta e probabilmente ha già superato Nicola Zingaretti (anche se per ora solo nella sua fantasiosa mente) Gianni Alemanno che fa?

Gianni, penserete, aiuta l’antico camerata per la spallata finale e l’immancabile vittoria finale, come proclamava il buonanima dal balcone di palazzo Venezia. Errore, perché il sindaco di Roma, non soddisfatto delle critiche che la sua presenza nelle zone terremotate dell'Emilia provocò nel maggio dell’anno scorso, se ne va a Cavezzo, in provincia di Modena, uno dei luoghi maggiormente colpiti dal terremoto.

L’assassino ritorna sempre sul luogo del delitto ma raramente ci tiene una conferenza stampa. Lui in verità ci è andato per sostenere tre candidati locali del Pdl alla Camera, fra i quali il già onorevole Francesco Biava che, come per i Moicani, può considerarsi l’ultimo dei fedelissimi che gli è rimasto sulla piazza di Montecitorio. Così Gianni il giorno dopo aver annunciato l’intenzione di sbaraccare i servizi sociali a Roma se non gli danno soldi, si china dolente sui bisogni e le lamentele di quelle sventurate popolazioni: 32.000 edifici residenziali danneggiati con solo 1400 domande di rimborso, e appena 140 espletate. Mentre su 10.000 edifici industriali danneggiati, sono state solo 17 le domande presentate e nessuna accolta.

E’ a questo punto che Biava ha un lampo di genio e anziché starsene zitto ricorda la ben “più rapida capacità di intervento e una maggiore attenzione alle necessità più urgenti delle famiglie e delle imprese colpite dal sisma” di Berlusconi. Ma dimentica di dire che L’Aquila è praticamente scomparsa dalla carta geografica e molta gente vive ancora nei prefabbricati inaugurati dal Cavaliere con tanto di spumante in frigo.

E va bene, ma Alemanno che c’entra? C’entra perché Gianni fra nubifragi, neve e voragini improvvise è diventato un vero esperto di disastri urbani e quindi con inusitata originalità dice agli astanti che bisogna far scucire al Governo i soldi. Che è poi l'unica cosa che Alemanno sa fare (con scarsi risultati) per ogni evento, a suo dire epocale, che dovesse riguardare la sua città, dall’ultimo Angelus del Papa al prossimo Conclave. Poi i due, Alemanno e Biava si allontanano dalle nebbiose (e ieri anche nevose) pianure della Padania e senza nemmeno aver spostato un voto che sia uno nella rossa Emilia, se ne tornano a Roma pregustando l’immancabile vittoria finale.

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