L\’attacco di Alfio Marchini: Capitale di crisi e degrado. Serve un progetto forte

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Mentre i clamori di questa brutta campagna elettorale vanno spegnendosi nelle 24 ore di riflessione imposte dalla legge e piazza San Giovanni si appresta ad ospitare l’ultimo spettacolo delirante di Beppe Grillo, c’è chi tenta di cogliere la realtà di questa Roma di oggi girando quartiere per quartiere, mercato per mercato dal Laurentino a San Basilio sino al Trionfale.

Una scelta non scontata per un candidato sindaco che pare non gradire etichette politiche ma che riempie la città di manifesti con il cuore spezzato. Ma Alfio Marchini, candidato ed imprenditore “globale” non riconducibile alla casta dei palazzinari romani, trae da questa sua campagna d’ascolto conclusioni che vanno ben al di là della polemica politica.

Difficile negare che in questa città si respiri «una insopportabile aria di degrado». Una città, come scrive, ostaggio del clientelismo, delle conoscenze che contano in spregio al merito, alla ingegnosità e alla creatività individuale. C'è di più. Roma «sta diventando una città mafiosa». Mafie grandi e piccole che minano le regole e degradano i rapporti personali.

Bella scoperta dirà qualcuno, ma fuori dal moralismo il vero quesito è: la qualità della vita sociale a Roma è peggiorata? Oppure: la colpa è della crisi o anche di chi ha governato la città in questi anni? Perché è sul giudizio dell’operato di Gianni Alemanno e della sua amministrazione che si gioca la prossima partita delle comunali. Dal giudizio alla proposta. La gente non vuole pallosi programmi che nemmeno legge, tanto meno scrutare nelle alchimie delle liste elettorali. E non basta affermare che questa classe dirigente capitolina sia stata più rapace che capace, basta elencare gli scandali. Occorre offrire un modello alternativo che abbia funzionato altrove, magari, e su questo ti devi confrontare con il popolo ovunque possibile.

Ma tu candidato cosa mi proponi? Ancora troppo poco si scrive. Manca una analisi, una conoscenza dei processi e delle mutazioni sociali che hanno portato al “degrado”. Lo stesso Goffredo Bettini, pur accusato di rappresentare un “modello Roma” ormai superato, avvertiva nelle sue recenti affermazioni la necessità di uscire dalle logiche di schieramento e di andare nel profondo di questi processi con un confronto “di popolo”. A Roma c’è bisogno di aria pulita, sopportabile anche nelle difficoltà di questa crisi che rimescola i rapporti sociali e condiziona le coscienze e i bisogni individuali.

C’è bisogno di un colpo d’ala, di fantasia e, perché no, di utopia che elevi cittadini ed istituzioni al di sopra della palude nella quale vegeta e marcisce la Capitale. Molti parlano (o chiacchierano) di rivoluzione etica, di rinnovamento in astratto. Non sentono, non ascoltano. Altri “babbiano” la gente raccogliendone gli umori più bassi, le ingenuità e soprattutto le paure per il futuro. Salvo poi schernire con la puzza sotto il naso il pensionato elettore che si reca ai patronati per ritirare la restituzione del’Imu promessa da Berlusconi, ignorando le statiche sulla diffusione della miseria di tanti cui fanno comodo anche i 100 euro.

Dice ancora Marchini che in questa città «rispettare le regole è passare per fesso». Ma se il pesce puzza dalla testa chi deve farle rispettare le regole, chi deve dare l’esempio. E qui giungiamo al punto sul quale si giocheranno le comunali, cioè sul giudizio netto e preciso non solo sui mali della città, ma sulle responsabilità. Una volta proclamata «intollerabile» questa situazione, come scrive Marchini, sul piatto tocca metterci il progetto e l’alternativa e magari anche la faccia. Ci vogliono uomini che si mettono in gioco rischiando con le loro idee e non professionisti della politica

. Sarà davvero dura dopo le politiche all’insegna dei colpi bassi convincere i romani che trasparenza, onestà, e rigore non sono solo parole, ma un vero e proprio ribaltamento di comportamenti. Una rivoluzione. E sarà altrettanto duro sganciare gli abitanti di questa città millenaria dal disincanto e dallo scetticismo una volta bonario, oggi feroce. Anche questa è l’aria che tira in città a tre mesi dal voto. In Regione probabilmente molto cambierà, ma è Roma che fa il Lazio ed è la Capitale che fa una Nazione. Una posta così importante e una occasione di “riforma” unica nel suo genere. Laddove non basta rottamare ma mettersi sotto i riflettori della più spietata autocritica. U

na sorta di quaresima dopo l’abboffata dei privilegiati in questi anni dove la morte delle ideologie sbeffeggiate ha seppellito anche le più elementari idee di onestà, convivenza e rispetto. Da qui si dovrebbe partire, dalla battaglia per le regole elementari del vivere civile. Se così non fosse, tanto vale acconciarsi furbescamente agli inevitabili, grotteschi, volgari insulti di Grillo che oggi riempirà piazza san Giovanni. Spettacolo gratuito per tanti che non credono più in niente.

Giuliano Longo