Intervista a Nicola Zingaretti : «Sanità e trasporti le mie priorità»

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Sanità sul territorio, sviluppo del trasporto su ferro, tagli ai costi della politica… Molte proposte dei due principali schieramenti si somigliano.

In che cosa, invece, pensa che il vostro programma si distingua maggiormente da quello del centrodestra?

Se posso permettermi, quello che chiedono i cittadini è innanzitutto credibilità. Perché gli elettori non dimenticano da dove veniamo. C’è una grande stanchezza nei confronti della politica delle promesse, degli scandali, degli interessi privati. Una politica intesa solo come gestione del potere. Poi il metodo: un programma nato da un vero percorso di ascolto e partecipazione, che ha coinvolto migliaia di persone. E infine la cosa più importante: il nostro progetto si regge su alcuni principi che altrove non trovano dimora. L’uguaglianza e la giustizia sociale, prima di tutto. Noi pensiamo che per far ripartire il Lazio sia fondamentale contrastare la legge del più forte, e quindi occuparsi davvero dei diritti di tutti, combattendo ogni forma di discriminazione ed esclusione. La buona politica è quella che si occupa innanzitutto di chi è più debole e di chi ha bisogno, non quella che tutela gli interessi costituiti. Questo, nel programma della destra retrograda ed egoista che ci ha lasciato vent’anni di berlusconismo non si può trovare. Il centrosinistra si presenta a queste elezioni con un rinnovamento totale delle sue liste. Il centrodestra ha scelto invece di ricandidare tanti protagonisti della scorsa consiliatura regionale.

Come valuta questa scelta?

Intanto è una scelta che denota una grande debolezza. Perché è figlia di una totale assenza di idee nuove e di persone in grado di incarnarle. Non solo, ma hanno addirittura avuto il coraggio di riproporre alcuni tra i maggiori protagonisti dell’ultimo Consiglio dei saccheggi D’altronde come potrebbe essere altrimenti in una coalizione che si affida ancora a Berlusconi e alle sue balle inviate per posta agli italiani? Ma poi è anche un atto di grande faccia tosta, espressione di un ceto politico ancorato con gli artigli alle proprie posizioni di potere, che crede di potersi ripresentare agli elettori sempre uguale a sé stesso, pensando di prendere in giro le persone e che ogni giudizio possa restare impunito. Che dire? I cittadini del Lazio hanno già dato.

Gli scandali che hanno travolto la Regione Lazio hanno fatto crescere il vento dell'antipolitica. L'ha avvertita tra gli elettori?

L’antipolitica esiste ed è figlia della cattiva politica, che l’ha nutrita offrendo lo spettacolo osceno di sé che conosciamo bene. Negli elettori ho avvertito tanta rabbia, ma anche una grande volontà di cambiare. La nostra sfida sta proprio qui. La politica ha un’ultima opportunità per superare due opposti estremismi: quello di chi pensa che tutto sia da buttare, e quello dio chi vuole che tutto rimanga come è: le stesse facce, gli stessi privilegi, lo schifo di sempre. Non è una sfida per la salvezza della classe politica, le cui sorti di per sé non significano nulla, ma una battaglia civile per restituire fiducia ai processi democratici fuori dai quale siamo tutti più soli, deboli ed esposti alla dittatura dell’io e all’egoismo sociale. Solo così la rabbia si trasforma in energia positiva.

La crisi, soprattutto nell’ultimo anno, ha colpito duramente il Lazio. Quale è la ricetta per ripartire?

Il nostro primo dovere è aiutare le imprese e i lavoratori a superare l’emergenza, rifinanziando la cassa integrazione e le misure per il credito. Ma poi è evidente che non riusciremo mai a voltare pagina, se non torneremo a crescere. E l’unico modo per tornare a crescere è scommettere sull’innovazione per costruire una nuova economia, capace di rilanciare l’occupazione e aumentare la produttività delle imprese. Innovazione è rivoluzione digitale, per portare la banda larga in tutti i comuni e nelle aree produttive. Innovazione è Green economy, per cogliere le opportunità di indirizzare investimenti sulle energie pulite, sulla filiera del riciclo e del riuso dei rifiuti, sulla riqualificazione urbana. Innovazione è start up, per creare 500 nuove imprese nei prossimi 5 anni. Innovazione è credere nella bellezza della nostra terra e nelle grandi risorse del turismo e della cultira. Innovazione è un Piano per l’Internazionalizzazione capace di dare sostegno e di accompagnare le nostre imprese nella conquista di nuovi mercati. Infine, innovazione è sicuramente credere e investire di più nel nostro capitale umano, promuovendo il diritto allo studio e rafforzando i percorsi di formazione e di riqualificazione dei lavoratori.

Muoversi ogni giorno, soprattutto per centinaia di migliaia di pendolari, è divenatato un incubo. Come si può migliorare la mobilità della nostra Regione?

Entro 120 giorno dall’insediamento lanceremo una grande conferenza per presentare il Piano Regionale della Mobilità Sostenibile. Al centro della nostra azione, ci sarà il rilancio del trasporto pubblico. Stanzieremo 70 milioni di euro per l’acquisto di nuovi treni, con un aumento di capienza del servizio regionale di 100 mila passeggeri al giorno. Sulle infrastrutture puntiamo all’ammodernamento delle ferrovie regionali, per aumentare la frequenza, la puntualità, e la pulizia dei treni, e al prolungamento almeno fino a piazza Venezia della Linea C della Metro di Roma. Entro sei mesi lanceremo il bando di gara per la prima tratta del raddoppio della Roma–Viterbo fino a Morlupo e ci impegniamo a trovare le risorse per il suo completamento, dato che l’opera è stata definanziata dalla Giunta Polverini. Ma il rilancio del trasporto pubblico passa anche da una pianificazione più efficace: per questo daremo vita a una nuova Agenzia Regionale Unica della Mobilità. Ad esempio, un punto fondamentale è l’integrazione del servizio su ferro con quello su gomma. E soprattutto, tanti progetti e risorse per il trasporto sostenibile: piste ciclabili, car e bike sharing e piani per la decongestione del traffico. Per questo, vogliamo trasformare almeno quattro stazioni della nostra Regione in Hub della mobilità sostenibile, all’introduzione della carta elettronica unica per l’accesso a tutti i servizi della mobilità regionale.

Nel Lazio si parla quasi sempre di sanità, ma pochissimo dei servizi sociali, che pure sono uno dei punti deboli del nostro sistema. Come pensa di intervenire?

 Vero, si parla poco di welfare, perché di fatto la sanità ha invaso il suo campo d’azione. Pensiamo solo a quanta assistenza gravi in maniera inappropriata sugli ospedali, con enormi costi per la Regione e soprattutto con una risposta sbagliata ai bisogni della persona. Io vorrei che il nuovo sistema integrato di assistenza e cure fosse costruito proprio intorno ai bisogni delle persone. Specie di quelle persone più fragili. Pensiamo per esempio ai bambini, a quanti spazi hanno nelle nostre città, alla qualità dei servizi che vengono loro offerti. Noi faremo una Legge per la prima infanzia che prevedrà un fondo per i diritti e i servizi all’infanzia 0-6 anni. Con la legge, regolamenteremo le tariffe di gestione, il contributo del privato sociale allo sviluppo della qualità dei servizi alla prima infanzia e gli organi di vigilanza per il rispetto degli standard di qualità. Questo, per me, significa un sistema di welfare innovativo.

Lo slogan della sua campagna è stato “Immagina”. Adesso qual è l’ultimo appello che vorrebbe rivolgere agli elettori del Lazio?

Immaginare non è un sogno, ma qualcosa di cui abbiamo un immenso bisogno. Perché solo se si è capaci di immaginare il cambiamento, si può costruire un mondo migliore. Abbiamo detto all’inizio di questa campagna elettorale “cambieremo tutto”. E con il buon governo, la serenità e la forza delle idee state certi che lo faremo. Non posso promettere che in cinque anni risolveremo tutti i problemi del Lazio, perché io non dico bugie. Ma vi assicuro che tra cinque anni lasceremo una Regione molto diversa e migliore, senza sprechi, con meno tasse, con più equità e più innovazione. Una Regione più efficiente, più giusta e più competitiva.

 

Giuliano Longo