A Roma Pd primo partito, boom di Grillo

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Le urne sono chiuse, giunge impietosa la resa dei conti. Il caos dei numeri regna sovrano e dice che sono in atto elezioni politiche da pazzi, con la rivoluzione grillina che domina la scena alla Camera come in Senato, un Pd che tiene senza eccellere, un Pdl sopra le aspettative, ma al di sotto dei Grillini, un Monti in difficoltà e un Ingroia in forte ribasso. Fli e Udc? Scomparsi.

Dinamiche politiche che si sono più o meno riproposte anche a Roma e in provincia seppur con i dovuti distinguo. E questo in attesa di conoscere le risultanze delle elezioni regionali, che inizieranno ad assumere sembianze precise a partire dalle 14 di oggi.

Quale dunque le certezze in questo marasma, che anche nella Capitale e nell'hinterland farà vittime politiche illustri e rilancerà nuove realtà di rinnovamento? Senza dubbio l'affluenza alle urne, che per la Camera- Lazio1 relativa alla città di Roma è stata pari al 77,56%, praticamente lo stesso riscontro della provincia. Leggermente più elevata la percentuale di coloro che, residenti nella città eterna e dintorni, hanno votato per il Senato.

Numeri in controtendenza rispetto a cinque anni fa dove andò a votare l'80% degli aventi diritto. In vertiginosa risalita (+13%) invece l'affluenza per le regionali che a Roma è stata pari al 69,56%: nel 2010 era stata del 56,50%. Stesso trend in provincia, dove si è recato a votare il 76,9%, un balzo di 11 punti rispetto a due anni fa.

Qualche curiosità statistica: il Municipio di Roma dove si è votato di più è stato il II, Parioli, dove si è recato alle urne il 73,39% degli aventi diritto mentre quello meno ispirato è stato il I, Centro Storico, dove è andato alle urne appena il 63,33% degli elettori. In provincia la palma d'oro della affluenza più alta l'ha vinta Capranica Prenestina, dove ha votato oltre il 90% degli abitanti; pecora nera Casalattico, 656 anime dalle parti di Frosinone.

Passiamo ora alle prestazioni di partiti e coalizioni relativamente a Roma e Provincia. Ieri sera i dati per il Senato parlavano di una coalizione di centrosinistra intorno al 35%, un centrodestra al 24 e lo tsunami Grillo, che col suo Movimento Cinque Stelle ha sfondato alla grande il 20 e passa percento sia nella Capitale che in molti dei 120 comuni romani.

Exploit “stellati” registratisi ad esempio a Genzano di Roma con un eloquente 30% in alcuni seggi, sul versante casilino, in particolare a Labico, Valmontone e San Cesareo. Addirittura nel piccolo Comune di Tolfa, stavolta per la Camera, M5S ha sfiorato il 40% con 280 voti su 712: dietrissimo Pd e Pdl. E a proposito di Camera-Lazio1 intorno alle 20 i grillini erano il primo partito, Pd il secondo e Pdl medaglia di bronzo. Malino Monti, adagiato sul 6-7%, Rivoluzione Civile di Ingroia attestato sul 2% e Sel che teneva benino.

Questo terremoto elettorale sta decidendo anche i nuovi volti – espressioni del territorio capitolino e della sua provincia – che siederanno in Parlamento ed è facile presagire, con gli scrutini che avanzano, che ci saranno tante novità.

Quasi sicure di sedere alla Camera Marta Grande (seconda in lista), bella e giovane civitavecchiese, seconda alle parlamentarie grilline, e Roberta Lombardi, una dei fondatori della lista nel 2008 nel IV Municipio. Se la giocano ma in Senato (quinta in lista), la collega di Genzano, Elena Fattori e soprattutto la biologa Fabiola Anitori, prima nella lista del Movimento.

Nel Pdl rischiano di decollare a Palazzo Madama Andrea Augello, quinto nella lista del Pdl, Francesco Maria Giro, ex consigliere regionale di Fi, il senatore uscente Stefano De Lillo (decimo). Qualche possibilità pure per Gramazio, molte possibilità per la grillina Taverna e buone chances per Astorre del Pd. In gioco sempre per il Senato i vendoliani De Petris, prima in lista di Sel, Cervellini, secondo, e Peciola, quarto in lista Sel, ex assessore Municipio XI. Alla Camera potrebbe farcela la Piazzoni, ex assessore di Genzano, sicura la piddina Tidei, figlia del sindaco di Civitavecchia, in quota Pdl i vari Polverini, Lorenzin, Cicchitto sono dentro mentre rischiano Meloni, Rampelli e Marsilio, che però per il gioco dei resti potrebbero comunque scamparla ed essere della compagnia.

Marco Montini