Il realismo di Patanè: «Per 3.600 euro al mese chi si prende tante responsabilità?»

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Il mestiere della politica non fa più gola a nessuno, anzi a sentire il reggente del Pd romano, Eugenio Patanè, conviene proprio continuare a fare il proprio mestiere o la propria professione che rende molto di più. Se proprio non ha detto queste testuali parole Eugenio lo ha fatto intendere ieri a margine della presentazione della Festa dell'Unità che si svolgerà in modo ridotto al parco Schuster e non più alle Terme di Caracalla come avveniva da qualche anno. «È un problema vero, ha detto Patanè ai cronisti, e riguarda tutti i Comuni, ma soprattutto riguarda Roma, che è un’Amministrazione che fa tremare le vene ai polsi» perché la Capitale finisce per essere la somma delle nove più grandi città d'Italia, con delle responsabilita' maggiori «perchè qui insistono tutti gli enti nazionali e internazionali».

Sempre secondo Patanè è ovvio che Marino stia cercando il meglio per la sua squadra ma, prosegue sconsolato  «quando al meglio offri delle responsabilità a cui non segue un’adeguata retribuzione economica, solo 3.600 euro al mese, ci pensa due volte a lasciare un incarico dove guadagna quello che vuole ed ha cento volte responsabilità inferiori». Senza cadere nella facile demagogia di una somma che, con i tempi che corrono, potrebbe sfamare tre famiglie, detta così non attira certo le simpatie dei manager delle imprese private, per non parlare di quelli pubblici sempre intenti a sorbire cappuccini, che a fine mese  si portano a casa  almeno 10.000 euro netti. Insomma, secondo il giovane Patanè, uno per fare l’assessore dovrebbe essere invogliato dalla paga e non dall'onore di servire una collettività che ha bisogno come il pane di professionalità e di progettualità. Altrimenti può sempre rubare come è talora accaduto. Ma per rafforzare la sua tesi ricorda che un assessore alla Mobilità del Comune di Roma quando firma una delibera sulla metro C, «sta firmando una roba da quattro miliardi e mezzo di euro e guadagna 3.600 euro al mese.

O lo fai per passione, e politica e amministrazione sono passione, o un tecnico, che fa il direttore di un ministero o di una testata televisiva, ci pensa tre volte a farlo se non ha una motivazione grande». Con evidente riferimento alla rinuncia dell’onorevole Legnini del Pd attualmente allocato alla Presidenza del Consiglio, proposto per il bilancio, e a Marino Sinibaldi, direttore di Radio3, che doveva andare come assessore alla Cultura. Le osservazioni di Patanè prese alla lettera fanno (questa volta sì) “tremare le vene ai polsi” perché ci fanno temere che Marino possa mettere in piedi una giunta di scartine, nonostante il suo continuo richiamo alla professionalità, competenza e merito. Non sarà così e i nomi che circolano non vanno proprio in questa direzione. Certo anche Patanè ha delle responsabilità, fortunatamente compensate dai circa 9.000 euro mese netti che percepisce come consigliere alla Pisana, ma non è detto che il suo criterio utilitaristico di valutazione per un impegno pubblico sia valido per tutti. In fondo lo stesso sindaco Marino che ha rinunciato all’emolumento da senatore e oggi si accontenta della non iperbolica somma di 5000 euro mese, sta proprio a dimostrare  che non tutti la pensano come lui.

GL