Atac, perdite e disservizi ma nessun fallimento

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Debiti enormi, fondi pubblici che non arrivano, crediti difficili da recuperare, autobus vecchi in circolazione, lenti e spesso fermi in mezzo alla strada: problemi di gestione e disservizi sono all’ordine del giorno all'Atac. Ma tutto questo non ha niente a che fare con un ipotetico fallimento, nè con l’impossibilità di pagare gli stipendi a settembre, nè con i licenziamenti.

Tutti rischi che invece ieri mattina un noto giornale, nella sua edizione locale dava per certi dopo aver tirato fuori una lettera scritta dall'amministratore delegato dell’azienda Roberto Diacetti al neo sindaco Ignazio Marino. Una lettera che rientra nella corretta dialettica tra il vertice di un’azienda pubblica, l’Atac, e il suo principale azionista di riferimento, il Comune. Con questa lettera Diacetti, entrato in servizio sotto la giunta Alemanno, ha chiesto in sostanza di vedersi rinnovata la fiducia dal suo azionista, il nuovo sindaco, ha domandato un incontro in tempi brevi per condividere le scelte da fare per l’azienda e ha dichiarato la sua disponibilità a rimettere il mandato nelle mani del primo cittadino, come dichiarato a lungo nelle interviste rilasciate negli ultimi mesi. Una missiva quella di Diacetti, peraltro riservata, come tante corrispondenze ufficiali che intercorrono tra istituzioni come il Comune e i vertici, in questo caso, di aziende collegate.

L’allarme di ieri risulterebbe talmente infondato da aver spinto Diacetti a spiegare in una nota la situazione. «Atac ha intrapreso un processo complesso di risanamento che dovrà essere implementato da ulteriori scelte industriali strategiche da condividere con l’azionista», spiega Diacetti che continua: «Questo non significa che nel breve periodo Atac non sarà in grado di pagare gli stipendi ovvero attiverà procedure di licenziamento. Sono al contempo convinto, come peraltro già manifestato in altre sedi, che per fare scelte strategiche siano necessari una governance forte e un management che goda della fiducia dell’azionista».

Il freddo linguaggio istituzionale non entra nel dettaglio delle problematiche, ma evidenzia l’urgenza di prendere in mano l’azienda che nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni per il risanamento, è ancora in una condizione difficile, sia sul fronte finanziario, sia su quello dell’offerta dei servizi. Come spiegava a inizio anno il consiglio di amministrazione dell’azienda, nel 2012 l’Atac ha chiuso l’anno con «una perdita di 156,7 milioni di euro, che comprendono imposte per 17 milioni. La perdita è in calo di 22,5 milioni rispetto ai 179,2 milioni registrati nel 2011». Un risultato positivo che si unisce alla riduzione dei costi in vari settori, dal personale (sono oltre 1000 gli autisti andati in pensione e non sostituiti a causa della spending review), ai premi per i dirigenti, fino ai servizi generali. Quanto alla disponibilità di soldi per il pagamento degli stipendi, l'azienda chiarisce che la gestione del debito con le banche permette ad Atac di pagare

i dipendenti e che non ci sono difficoltà su questo fronte. Tutti dati, questi, che l’azienda ha mostrato con orgoglio, ma che non le permettono ancora di dire concluso il percorso verso il risanamento di una realtà dai grandi numeri, fornitrice di un servizio insostituibile per Roma come il trasporto di superficie. L’Atac ad oggi conta 11.800 dipendenti, mobilita quotidianamente 1200 autobus e sposta circa un milione di persone al giorno. Attende crediti da parte della Regione Lazio per 500 milioni di euro e deve almeno 400 milioni ai suoi fornitori. L’azienda però non ha più la capacità di fare ulteriori tagli al suo interno (figuriamoci i licenziamenti) ma anzi servirebbero nuove vetture e più autisti, questi ultimi specialmente in vista della pausa estiva e delle ferie di molti dipendenti. Per questo l’Ad Diacetti ha scritto al sindaco Marino conscio di una grossa responsabilità nelle sue mani e consapevole di doverla condividere con il suo principale referente. Ma questo non è uno scoop.

F.U.

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