Alemanno e la nuova An: a volte ritornano

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Con il ritorno di Forza Italia, cosa faranno gli ex An? Chi resta? E chi va via? Se da una parte Maurizio Gasparri e Altero Matteoli restano aggrappati a Silvio Berlusconi gli altri ex aennini pensano a occupare quello spazio lasciato a destra dalla eventuale crisi del Pdl. Così sabato scorso la destra storica si è riunita a Lecce per gettare le basi di una operazione politica che vede fra i suoi principali artefici proprio Gianni Alemanno.

L’ex sindaco di Roma ha parlato infatti di «una fase di transizione dalla seconda Repubblica alla terza (quindi). E’ necessario definire nuovi modelli organizzativi e politici per rispondere in modo vincente a questi cambiamenti, ma che apre degli spazi ad un nuovo soggetto politico».

Lo spazio che si è aperto deve essere «proiettato verso il futuro e ancorato nel popolarismo europeo». Insomma, un qualcosa ben lontano dai “fratelli D'Italia” di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa i quali si sono ben guardati dal partecipare alla convention, limitandosi ad inviare un osservatore nella persona di Crosetto.

Inoltre l'amico di sempre, Francesco Storace, non è affatto convinto della vocazione moderata ed europea del futuro soggetto politico, tanto che ieri con un suo tweet affermava testualmente: «Sovranità e tradizione dovranno rappresentare il perimetro valoriale della destra di domani. La tecnocrazia targata Partito popolare europeo non mi interessa». Punto e basta.

Finita la festa “fondante” di Lecce Alemanno è tornato con i piedi per terra preoccupandosi più delle sorti giudiziarie del Cavaliere che di quelle del nuovo partito. Così lunedì, intervenendo ad una trasmissione televisiva, e adombrando l’eventuale esclusione di Berlusconi dalla vita politica affermava: «Se dovesse accadere l’affronteremo con il senso di responsabilità che Berlusconi e il centrodestra stanno dimostrando». Anzi, si è detto pure convinto che in caso di elezioni anticipate, Silvio Berlusconi non si riproporrà come candidato premier.

Ne consegue che il tema delle primarie nel centrodestra «resta e c’è ancora di più se la coalizione sarà articolata da più partiti, anziché da un partito solo». Ancora il palpito per le primarie, in una sorta di coazione a ripetere la missione impossibile di schiodare il Cavaliere dal suo terno ruolo di leader indiscusso.

Sotto sotto Alemanno è ancora convinto che Silvio si tolga motu proprio. Una speranza che alimentò le illusioni di Gianni lo scorso autunno quando era lì lì per passare con altri esponenti del Pdl dalla parte di Monti. Ma il Cavaliere spiazzò tutti con la sua “discesa in campo” raddrizzando una campagna elettorale che per la destra buttava male.

Messa così, con le primarie di coalizione ed il ritiro di Silvio, non pare che la nuova cosa di destra proposta a Lecce abbia un grande futuro. Semmai un futuro ce l’ha Giorgia Meloni e i suoi “Fratelli” che si stanno giocando la carta populista e antieuropea di Marine Le Pen e del suo Front National, ormai terzo partito d’oltralpe.

Giuliano Longo