Non è un posto per bici

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Lo stile su due ruote inaugurato dal neo sindaco Ignazio Marino non migliora, almeno per ora, la vita dei ciclisti a Roma. Che continua a somigliare sempre più a un percorso a ostacoli. Tra incuria, scarsa manutenzione e fenomeni di malcostume, promesse di intervento e sprechi di denaro.

Da anni BiciRoma denuncia il ritardo della capitale rispetto alle altre città europee in tema di mobilità sostenibile. Eppure gli appassionati non mancano. Un recente studio ha rilevato la crescita della vendita delle biciclette a Roma e in provincia. Giovani e anziani: non c'è differenza. E i due protagonisti dei tragici episodi delle scorse ore ne sono la prova.

Il vero nodo è che i ciclisti non sanno dove andare. I 35 chilometri di percorso che costeggiano il Tevere, per esempio, sono pieni di pericoli. Sulla banchina si addensano sabbia e detriti depositati dalle esondazioni invernali del fiume. Nonostante sia già estate e il livello dell'acqua si sia abbassato, i rifiuti tardano a essere rimossi rendendo quasi impossibile il tragitto sulle due ruote. Le scale che portano al percorso, inoltre, sono terribilmente mal messe, tanto da costringere la maggior parte delle persone a rinunciare a servirsene. Per non parlare dei due pianerottoli sottostanti il ponte Principe Amedeo Savoia Aosta che sono diventati una sorta di latrina a cielo aperto per qualunque tipo di bisogno.

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E poi alla sera arrivano le bancarelle. Quelle dell’estate trasteverina. Il perimetro destinato ai ciclisti, sotto ponte Garibaldi, è delineato da una striscia bianca e lo spazio per le pedalate degli appassionati si restringe. Poi c'è il problema della sosta selvaggia. Sembra dilagare in ogni dove e dopo le testimonianze di Ponte Milvio, via Capoprati, via Rossini, via Zabaglia, eccoci nell’area di piazzale Numa Pompilio dove sia su via Druso che su via delle Terme di Caracalla la ciclabile viene usata come parcheggio. Diverse le foto documentate dalle associazioni. C'è chi fa i conti poi con una giungla di erba mai regolarmente tagliata, come, per esempio, sulla Cristoforo Colombo o sul percorso che va da ponte Milvio a Castel Giubileo. Chi si imbatte nei soliti insediamenti abusivi dei rom sotto al ponte della Magliana. O ancora chi trova sul percorso di via Panama la sosta selvaggia dei motorini.

Lungo la pista che da Caracalla passa accanto al Circo Massimo e arriva a piazzale Ugo La Malfa, non ci sono gli scivoli. Tutti i romani che entrano a “Roma Vintage”, in via di San Sebastiano, parcheggiano proprio qui. Una lunga fila di auto che occupa il marciapiede, da piazza Numa Pompilio fin quasi alle Mura Aureliane, rendendo impossibile il passaggio non solo ai ciclisti, ma anche ai pedoni, tutti costretti a pedalare o a camminare in strada contromano, rischiando di essere investiti. Su Lungotevere della Vittoria vegetazione incolta e incuriasono la normalità. Tra Ponte dell’Industria e la risalita della banchina a Lungotevere Pietra Papa c’era stata la promessa di asfaltatura.

Curioso il caso di di piazza Ugo La Malfa. Qui a un certo punto ecco che la pista scompare, s'interrompe malgrado una cartellonistica stradale e orizzontale sia prodiga di indicazioni, frecce e quant'altro. Semplicemente, però, la pista termina, e a voler seguire la segnaletica si finirebbe contro un muro. Si arriva allo sciagurato Viadotto della Magliana dove molti non si avventurano più per i timori di sicurezza sociale e stradale. Andando avanti poi arriviamo al punto dove quasi sei anni fa fu aggredito un ciclista che morì circa due mesi dopo per i traumi riportati, tratto che oggi è nuovamente abbandonato nell’incuria. Si arriva quindi, dopo essere partiti dal GRA Nord Uscita Flaminia, al Gra Sud uscita Ostiense, dove giungono molti cicloturisti stranieri e dove oggi termina la ciclabile. Come un binario morto.

Un capitolo a parte meriterebbero le promesse e i progetti mai realizzati. Il tratto di pista ciclabile alla Magliana all’altezza di Pian Due Torri è chiuso da quasi un anno, inizio luglio 2012, e con essa il parcheggio e l’area giochi per i bambini andata in malora. Erano partiti i lavori ma da qualche tempo non si vede più nessuno. Si è parlato di uno stanziamento di centinaia di migliaia di euro.

«Vergognoso che negli uffici capitolini non si provveda a queste manutenzioni per mesi per via del cambio di Amministrazione – dice il fondatore di BiciRoma Fauto Bonafaccia – Se non ricordiamo male queste manutenzioni erano state date a delle cooperative di recupero che prima delle elezioni fecero forti rimostranze per il prolungamento dei loro contratti, richiesta che, sempre se non sbagliamo, fu accolta ma al lavoro almeno su questa tematica non si vede nessuno da mesi. BiciRoma si augura di veder finalmente sviluppata la mobilità ciclistica e sostenibile nella nostra città in modo adeguato alle richieste dei cittadini e dei nostri tempi modernizzando quel sistema dei trasporti oggi fortemente inquinante, nocivo e costoso che ha nei nuovi ritrovati tecnologici e nella bicicletta alternative già pronte ma che vanno messe in atto dagli amministratori».

Le associazioni chiedono l’adozione «del Piano Quadro della Ciclabilità dotandolo dei fondi necessari, e di una struttura tecnico/amministrativa che esclusivamente si occupi di questo». «All’attuale Amministrazione chiediamo – continua BiciRoma – di essere coinvolti al più presto nello sviluppo della rete ciclabile romana e di incontrare sindaco e responsabili della mobilità ciclistica per capire cosa intendano fare per evitare altri tragici incidenti come quello odierno (ieri ndr). BiciRoma continua a chiedere una Rete Viaria Ciclabile separata e protetta come reale garanzia di sicurezza per chi decide di spostarsi in bici nel traffico caotico e pericoloso di Roma».