I renziani dell\’ultim\’ora all\’assalto del Pd romano

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Ma Renzi si candida o no alla segreteria del Pd? Questo l'angoscioso dubbio che turba i Democratici, ma che non suscita palpiti nei cuori di quei milioni di elettori che non sanno nemmeno se andranno piu a votare in futuro. Eppure Matteo, almeno dai sondaggi, risulterebbe l'unica chance del partito alle eventuali elezioni che lui stesso vorrebbe anticipare a dispetto di Letta.

Ma il rito del congresso va pur celebrato e qualcuno accusa il sindaco di Firenze di voler usare la segreteria del Pd come un taxi per poi candidarsi a premier, mentre lui accusa i boiardi delle correnti di volerlo impallinare come un piccione. Vedrete  che alla fine della fiera congressuale finiranno per riconfermare Epifani, l'unico in grado di mettere insieme le varie fazioni, che ogni tanto minacciano improbabili scissioni e forte del sostegno del sindacato vera spina dorsale dell'italico Labourismo.

E a Roma? A Roma si vince con Zingaretti prima alla Regione e Marino al comune poi. In verità nella Capitale Matteo non ha mai mietuto grandi successi sia alle primarie con Bersani che alle parlamentarie dove trionfo' Fassina, ma gode di un discreto numero di seguaci che fanno capo all'ex ministro Gentiloni che con Sassoli fu battuto alle primarie per il Campidoglio. Ora succede, ad elezioni felicemente concluse, che qualcuno decida di saltare ufficialmente sul carro di Renzi. Parliamo del capogruppo del Pd in Consiglio Francesco D'Ausilio di recente nomina. Poco male direte voi, se non fosse che la sua elezione al gruppo Pd e' avvenuta sull'onda di accordi fra le varie componenti del Pd. Oddio, niente di male, accordi e trattative ce ne sono stati anche per la giunta, maldigerite da Marino che se fosse stato per lui, di queste logiche avrebbe fatto volentieri a meno. Se non fosse che senza il sostegno, talora timido, del Pd, Marino non sarebbe proprio andato in Campidoglio e tanto meno in bici. E allora D'Ausilio cosa c'entra? C'entra, c'entra, perche'  la sua prestigiosa nomina e' frutto di un accordo fra le correnti che ha consentito di ripescare alla Camera l'ultimo dei non eletti Marco Di Stefano (in odore di prossimo renzismo) che ha preso il posto di Marta Leonori (di fede dalemiana) oggi assessore alle Attivita' produttive del Comune. Operazione benedetta dall'altro renziano Eugenio Patane', presidente e reggente del Pd capitolino dopo le dimissioni di Miccoli impallinato sulle regole delle primarie per i municipi.

Insomma l'esodo di Francesco D'Ausilio verso le sponde d'Arno  a molti non e' piaciuto men che meno agli amici di Zingaretti del quale D'Ausilio e' stato un fervente seguace. Pare che l'improvvisa conversione renziana del giovanotto di Ostia sia maturata in campagna elettorale quando Francesco pensò bene di invitare Matteo ad una pubblica iniziativa comune. Un po' come con Marino alla Garbatella solo che il fiorentino declino' o ignoro' l'invito (lasciamo agli storici le conclusioni). Qualche malalingua dice che D'Ausilio sta scherzando col fuoco e ora  altri minacciano di rovesciare il tavolo riportando Marta Leonori in parlamento lasciando Di Stefano a becco asciutto. Con il rischio di far incazzare Marino che in tal caso sarebbe obbligato  ad un inopportuno mini rimpasto proprio all'inizio del suo mandato.

Non solo, ma con I consiglieri Valentina Grippo e soprattutto Stampete cui  e' destinata l'importane commissione consiliare dell'Urbanistica, i renziani potrebbero scardinare i faticosi equilibri pre congressuali  del Pd capitolino faticosamente mantenuti fra le correnti in questi anni. Tanto più se un importante incarico, forse nelle municipalizzate, dovesse toccare all'ex assessore di Veltroni Silvio Di Francia, che di Matteo e' un sostenitore. Insomma, andando avanti di questo passo si costituirebbe un solido blocco di potere renziano bell'e pronto per sostenere la scalata di Patane' alla segreteria romana.  Ci vorrebbe un segnale di buona volonta' per ricucire. Ad esempio la commissione urbanistica da affidare ad uno come il combattivo consigliere Dario Nanni notoriamente fuori dai giochi di corrente. Ma ormai si va al congresso e chi vince non farà prigionieri. Allora tanto vale occupare le posizioni da subito.

Giuliano Longo