Campidoglio, D\’Ausilio nei guai: il neo capogruppo rischia già il posto

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Turbolenze estive o un tornado vero e proprio quello che si sta abbattendo sulla testa del neoeletto capogruppo del Pd Francesco D'Ausilio?

A giudicare da come si vanno mettendo le faccende del Pd propenderemmo per quest'ultima soluzione proprio a poche ore dalla riunione per la nomina dei presidenti delle 17 commissioni del consiglio comunale. Qualcuno addirittura sostiene che, se si votasse oggi, la scelta del capogruppo del Pd sarebbe diversa anche se Francesco fu eletto all'unanimità dalle diverse anime del partito. Insomma, i primi passi del neo capo gruppo avrebbero scontentato molti, suoi compagni e amici.

Il giovanotto di Ostia, ad esempio, per evitare la candidatura di Dario Nanni e garantire la sua postazione, aveva promesso allo stesso la promozione a presidente della commissione Lavori pubblici. Stesso dicasi di Panecaldo, esperto di trasporti, al quale era stato chiesto il sacrificio di rinunciare al suo ingresso, dopo ben cinque elezioni consecutive in consiglio, rabbonito con la promessa di fare il coordinatore della maggioranza, nomina non ancora formalizzata per la contrarietà di SEL.

Ma è proprio la generosità dimostrata da D'Ausilio nei confronti di questa componente minoritaria della coalizione ad attizzare la polemica. Pare infatti che  SEL sia in procinto di ottenere anche  la strategica commissione trasporti, che andrebbe all'ultima delle elette, Proietti Cesaretti, che si è ovviamente sempre occupata di tutt'altro e che probabilmente tra sei mesi sarà sostituita da Alzetta che ha presentato ricorso sulla sua estromissione dal  Consiglio.

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E poi con Peciola capogruppo, Azuni segretaria d'aula e Imma Battaglia alla strategica commissione Innovazione, i quattro consiglieri di SEL ottengono il 100% delle postazioni.

Tanta generosità del neo renziano capogruppo non pare affatto gradita dalle altre  componenti maggioritarie del Pd capitolino. L'insoddisfazione nel gruppo Pd cresce con l'esclusione da ogni incarico di Maurizio Policastro, uno dei consiglieri più esperti ed espressione di quell'area popolare che aveva già dovuto digerire l'esclusione dalla Giunta. Ma soprattutto brucia l'esclusione per Pierpaolo Pedetti, area Marroni, forte di quasi 5500 preferenze e di una grande competenza riconosciuta nel settore dell'urbanistica.

Molti   vorrebbero rimettere addirittura in discussione la scelta su Antonio Stampete, uomo di Di Stefano, e della sua inesperta vice, la consigliera Tempesta (area Mancini). Dubbi espressi anche dal sindaco su Corsetti alla commissione e di Paris alla commissione Roma Capitale nonostante sia uno degli ultimi degli eletti.

C'è allora da chiedersi, a questo punto, se il capogruppo si stia avviando all'isolamento. Si dà infatti il caso che nonostante le commissioni ottenute con Ferrari e De Biase, difficilmente D'Ausilio potrà mantenere il consenso dei franceschiniani  in piena  proiezione congressuale. Escluso per ovvi motivi l'appoggio dei popolari e dei marroniani e di Grippo, renziana ma intollerante ai giochini personali, a D'Ausilio resterebbe il sostegno di uomini vicini a Patane quali De Luca, mentre il gruppo di consiglieri vicino a Zingaretti l'avrebbe già mollato.

Conclusione? A questo punto Palumbo e Baglio sarebbero l'ago della bilancia che potrebbe mettere sotto scacco, dopo nemmeno un mese, il capogruppo democratico. Vedremo quali sono i veri rapporti di forza all'interno del gruppo consiliare del Pd, ma che D'Auslio stia scontentando molti, è indubbio.

Giuliano Longo

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