Vigili urbani senza capo, polemiche dopo l’addio

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Il capo dei vigili, come noto, è il “braccio violento della legge” (parafrasando un vecchio film) del sindaco in carica. Tanto che Gianni Alemanno quando si era messo in mente di fare il Rudolph Giuliani de noantri, dopo un suo inutile viaggio di studio a New York, armò i pizzardoni di pistola con l’evidente scopo di integrare il contrasto alla criminalità che già le forze dell'ordine svolgevano e svolgono egregiamente pur nelle ristrettezze della spending review governativa.

Anzi, nel pieno della campagna elettorale, di fronte ad una assemblea di vigili osannati, magnificò questa scelta da sceriffo che nulla toglieva al degrado di lavavetri, abusivi ed accattoni, mentre la criminalità, quella vera, continuava ad ammazzare nelle strade.

Succede la settimana scorsa che il nuovo major de Roma, Ignazio Marino, dimissiona su due piedi il capo della vigilanza urbana Carlo Buttarelli che era succeduto a Giuliani, nominato da Alemanno nel gennaio del 2008, ingolfato in presunte vicende di corruzione di alcuni suoi militi. La nomina di Buttarelli fu accolta appena 9 mesi fa con favore anche dalla opposizione che gli riconosceva competenza e serietà. Ma Ignazio già pensa di scegliere il nuovo comandante dentro o fuori dal corpo, purché il curriculum del prescelto corrisponda alla sue esigenze.

Secondo Dagospia che ha raccolto i gossip capitolini, uno dei motivi che avrebbe spinto Buttarelli a dimettersi, sta nel fatto che il sindaco voleva per giovedì scorso 300 vigili al volo nelle piazze come deterrente contro gli ambulanti, ma senza elevare alcuna contravvenzione. Ragione per la quale nello stesso giorno ci sarebbe stato nell'ufficio del sindaco uno scambio di opinioni piuttosto duro sulla gestione del corpo dei vigili urbani e sulle politiche per il decoro. E il giorno dopo Buttarelli avrebbe deciso di lasciare l'incarico prima di essere cacciato.

Evidentemente l'ex comandante non l'ha presa bene, tanto che senza volerlo, fa da sponda alla opposizione che ha preso la palla al balzo per attaccare il sindaco. Fra i più accaniti quell'ex assessore Pdl alla Sicurezza della Regione Lazio Giuseppe Emanuele Cangemi, ora consigliere regionale, che fa una leccata da paura al Buttarelli e parla di «indecente silenzio intorno alle sue dimissioni» invitando le organizzazioni sindacali a prendere posizione contro questa ingiusta e sciagurata scelta di Marino.

Lo segue a ruota Fabrizio Santori, capogruppo de La Destra alla Regione, che con raro senso dell'umorismo inveisce contro il sistema spartitorio della sinistra (immemore dell'esaltante prestazione di Renata Polverini) e ricorda di aver collaborato con il comandate dimissionato per predisporre «un importante lavoro dopo i vari scandali che avevano colpito il Corpo» difendendo con l'ex comandante «l'onorabilità di tanti vigili, macchiata da poche ma rumorose mele marce». Uno scandalo che costrinse Alemanno a dimissionare Giuliani, sia pure qualche mese dopo, facendoci una pessima figura.

Non sorprende allora che Marino voglia affidare questo incarico di assoluta fiducia a un professionista di sua scelta anche perché, per la nomina di Giuliani, Gianni non consultò certo l'opposizione.

Giuliano Longo