Pd, le correnti affilano le armi: in gioco la segreteria romana

0
25
 

Passate le elezioni gabbati i circoli, si potrebbe dire per un Pd romano ancora in ebollizione, stremato da tre primarie e tre competizioni elettorali.

Storia vecchia, dirà qualcuno, di divisioni e contrasti fra correnti che in vista del congresso si riattizzano con un probabile rimescolamento delle carte in atto e dagli esiti imprevedibili. In gioco, dopo la defenestrazione di Miccoli da parte del comitato dei garanti per i criteri delle primarie nei municipi, c’è la segreteria del partito alla quale aspira apertamente l'attuale presidente dell’assemblea Eugenio Patanè. Aspirazione legittima se Eugenio non fosse troppo smarcato nei confronti di Matteo Renzi ormai proiettato verso la segreteria nazionale, ma che alle primarie con Bersani ottenne a Roma un risultato men che deludente.

Di qui una possibile campagna acquisti della quale avevamo colto qualche segnale con il possibile passaggio del neo eletto capogruppo capitolino Francesco D’Ausilio fra le agguerrite falangi del sindaco di Firenze nonostante la sua nota prossimità a Nicola Zingaretti. Ironica la reazione dell’interessato che su Facebook definiva le nostre affermazioni "fantasioso retroscena politico". Come se nel variegato circo Barnum correntizio del Pd sia poi tanto inconsueto che qualcuno si intruppi, ora qua ora là, secondo le proprie convenienze.

Una indiretta conferma del "nostro fantasioso retroscena politico d’antan" è venuta da Goffredo Bettini che martedì ha presentato il proprio documento congressuale (in verità notevolmente interessante) e, parlando con i giornalisti, non ha negato le proprie simpatie per Renzi. «Io – ha spiegato Bettini – sarei felice che un’energia, una potenzialità così grande, si potesse incontrare effettivamente in modo organico con questa prospettiva politica come la nostra. Ma non voglio forzarlo».
 

LEGGI ANCHE: D’Ausilio va per la sua strada
 

Insomma, l'inventore di Marino al Campidoglio, il sostenitore di Zingaretti alla Cristoforo Colombo, non vede male il fiorentino al Nazareno anche se preferirebbe andarci lui.

Le agenzie non fanno in tempo a battere quelle dichiarazioni che ecco spuntare D’Ausilio il quale si esibisce in sperticate lodi a Bettini e per il documento che «rappresenta un importante contributo per il Partito Democratico in vista del prossimo congresso». E ne apprezza l’invito a ripartire dai circoli. Francesco si sdraia sulla linea di Goffredo, il quale a Renzi ci guarda eccome. Più freddine le dichiarazioni di Nicola Zingaretti che parla di un contributo importante, chiede il superamento delle correnti per il quale da tempo si batte, ma invita a partire «dai contenuti e non dai nomi».

La partita si complica, gli equilibri si rimescolano nelle acque d’Arno, ma già qualche compagno malintenzionato nei corridoi di Montecitorio insinua che questa volta non sarà Bettini a pilotare Renzi, ma esattamente il contrario. Fantapolitica? Forse, ma i malumori si diffondono, i compagni e gli amici del Pd chiacchierano, mentre le correnti, che tutti vogliono abolire a parole, affilano le lame.

Giuliano Longo