Impianti saturi, scoppia l’emergenza dei rifiuti trattati

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Sono passati due mesi dall'ultimo avvertimento di Cerroni: «Roma ha assoluta necessità della discarica di servizio dove smaltire sia i rifiuti che per loro natura non possono essere lavorati negli impianti sia i residui di lavorazione degli impianti stessi». Oggi a pochi giorni dalla scadenza dell'ultimatum del ministro per la scelta del nuovo sito alternativo a Malagrotta (31 luglio) siamo di nuovo in “emergenza”. Ma questa volta è il cdr, cioé il derivato del trattamento, a creare allarme.

Secondo il rapporto Ispra del 2011 con una soglia di raccolta differenziata superiore al 30 per cento la quantità dei rifiuti sarebbe pari a 2 milioni e 300 mila tonnellate l'anno. Una volta trattate una parte di questi viene inviata nei due unici impianti della regione di San Vittore e Colleferro che da soli smaltiscono circa 300 mila tonnellate l'anno. La stessa quantità finirebbe poi a Brescia, Dalmine e Bergamo, nonché a Ravenna e Isernia. Troppo “pochi” ancora per coprire l’intera produzione.

Oggi le strade rimarrebbero così due: inviare all'estero o bruciare in tutti gli impianti esistenti. Compresi le centrali e i cementifici menzionati nel decreto dell'ex ministro Clini di febbraio. Ma qui si preannuncia un'altra dura battaglia. Proprio qualche giorno fa alla Pisana c'è stata una bagarre alla presentazione della mozione dei Cinque Stelle, fermi oppositori alla sperimentazione nelle città di Formia e Civitavecchia. E mentre la partita dello smaltimento si arena nelle stanze della politica, nelle discariche crescono le ecoballe.

Ieri il quotidiano online Affaritaliani riportava la lettera del Colari, il consorzio che fa capo a Manlio Cerroni, che avvertiva Regione, commissario e Comune, della presenza di «8mila tonnellate di rifiuti trattati, addirittura “stoccate nella fossa del gassificatore” di Malagrotta ». Praticamente una "bomba" ecologica pronta a esplodere. La notizia ha subito suscitato la reazione dei comitati della Valle Galeria, che hanno pronto un esposto alla procura della Repubblica e all'Unione Europea. «Se la notizia venisse confermata – dice Angela Sarsi del Popolo della Nebbia – saremmo di fronte a un altro scandalo targato Cerroni. Davvero troppo dopo anni di soprusi e ingiustizie».

Per ora i residenti della Valle Galeria possono tirare un sospiro di sollievo dopo le parole dell’assessore Estella Marino, che ha scongiurato l’ipotesi di un nuovo sito a Monti dell’Ortaccio. Preoccupa però l’attivazione delle linee di incenerimento, che, secondo l’idea di Cerroni, dovrebbero arrivare a quattro. Quanto alla discarica si guarda sempre più alla Laurentina e a Quadro Alto, un vecchio pallino dell’ex giunta provinciale Zingaretti. In attesa del sito la soluzione rimane un nuovo bando per il trasferimento. All’estero di sicuro ci guardano con grande interesse per i potenziali profitti. Ma proprio ieri l’Unione Europea ha dettato nuove regole. La proposta discussa a Bruxells suggerisce di "rafforzare la legislazione in materia di ispezioni nazionali delle spedizioni di rifiuti al fine di armonizzare i livelli di controllo in tutti gli Stati membri". Si stima che "circa il 25% delle spedizioni di rifiuti inviate dall''Ue ai paesi in via di sviluppo di Africa e Asia avvenga in violazione delle normative internazionali". Al loro arrivo, "questi rifiuti sono spesso abbandonati o gestiti in maniera scorretta, con conseguenze molto gravi per la salute dell''uomo e per l''ambiente".

Come sottolinea Janez Potocnik, commissario Ue per l''Ambiente, "è arrivato il momento di applicare controlli più severi in tutti gli Stati membri: è la soluzione più adeguata per impedire agli esportatori che operano illecitamente di continuare ad approfittarsi dell''attuale sistema. Se alcuni Stati membri dispongono di sistemi d''ispezione a tutto campo ed efficienti, che mirano ad individuare le spedizioni illegali di rifiuti nei porti oppure nei luoghi di produzione e di raccolta, "altri sono rimasti indietro", segnalano dalla Commissione. Questa situazione è all''origine della pratica nota come ''port hopping'', mediante la quale gli esportatori di rifiuti illegali scelgono di far transitare le spedizioni negli Stati membri che applicano controlli meno severi. L''iniziativa propone che "gli Stati membri effettuino regolarmente ispezioni basate sui rischi, con una maggiore collaborazione tra le autorità.