Marino taglia le commissioni. Ma l’opposizione ne vuole due

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Ha proprio ragione il giovane capogruppo del Pd capitolino Francesco D'Ausilio quando afferma che le polemiche di questi giorni sulle commissioni consiliari sono «una tempesta in un bicchier d'acqua». Poltrone e poltroncine da spartire sono semmai il contentino alla diverse componenti del Pd e della coalizione di sinistra e non sposteranno gran che nell’economia del potere, soprattutto con un sindaco che ha dato chiaramente il segno di voler comandare senza farsi troppo condizionare dai partiti.

Quindi l’annuncio di D'Ausilio che lunedì verranno varate le commissioni previste dal regolamento non suscita particolari palpiti fra una opinione pubblica che semmai si divide sulla chiusura dei Fori Imperiali nell’area circostante il Colosseo e teme i problemi di circolazione che potrebbe creare questa prima vera decisione di Marino.

Ma la politica e le istituzioni hanno le loro regole per cui il capogruppo spiega che nella stessa seduta di lunedì, il centrosinistra presenterà un ordine del giorno per aggiornare il regolamento dell’Assemblea «così da favorire una maggiore funzionalità dei lavori di commissione», riducendone il numero e limitandone il numero dei componenti da 12 a 10. Misure tutto sommato razionali che trovano d'accordo anche l’opposizione che però pretende la presidenza di almeno due. Lo sottolineava ieri in termini molto pacati Gianni Alemanno che invitava al rispetto delle consuetudini.

«Bisogna fare le persone serie» ha detto aggiungendo «si riducano pure le commissioni, ma almeno le due di garanzia, che sono quella sulle Riforme di Roma Capitale e quella sulla Trasparenza, non possono essere cancellate e tolte alla minoranza.» Il rischio secondo l’ex sindaco è che si faccia «pseudo-risparmio sulle spalle dell’opposizione, che deve avere i propri luoghi dove poter lavorare e contribuire al bene comune di questa città». A ben vedere l’intenzione della maggioranza è quella di lasciare alla opposizione solamente la commissione sulla Trasparenza. Una sulle 15 previste in totale, mentre nella scorsa consiliatura erano invece 20. «Noi – ha aggiunto- avevamo dato quattro commissioni alla minoranza, tre al centrosinistra (Trasparenza a Massimiliano Valeriani, Riforme istituzionali a Francesco Smedile e Spending review ad Alfredo Ferrari, ndr) più una (Roma Capitale) a Storace, che faceva sempre parte dell’opposizione».

Per di più la vicenda si complica perché di opposizioni in consiglio ce ne sono tre: il Pdl, Cinque Stelle e Lista Marchini. Se Alfio e Onorato, a quanto pare, non ne vogliono nessuna quella per la Trasparenza è rivendicata dei Grillini che ormai si considerano le vestali occhiute di ogni controllo sul potere, anche se difettano di esperienza amministrativa. Quindi c’è il rischio che il Pdl venga escluso da ogni presidenza di commissione. D’altra parte le simpatie del sindaco per il movimento romano di Grillo non sono un mistero e per la prima volta la destra potrebbe rimanere davvero a bocca asciutta anche se rappresenta in assoluto il terzo partito dopo quello maggioritario delle astensioni e del Pd. E se il Consiglio è per certi versi sovrano sarà comunque il sindaco a far pesare la sua decisione.

Giuliano Longo