Nuova Fiera di Roma, la grande incompiuta

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«È davanti a tutti lo scandalo di una Fiera di Roma su cui sono stati fatti centinaia di milioni di investimenti sulla struttura ed al contrario si è dato un supporto economico e strutturale assolutamente insufficiente sulla sua attività». Con queste parole il presidente di Federlazio Maurizio Flammini commentava venerdì nel corso dell’incontro delle Pmi romane la situazione dell’ente fieristico romano.

«La nostra fiera cammina a una percentuale risibile delle sue potenzialità, mortificando le potenzialita di crescita dell’economia globale» rincarava la dose sempre Flammini. Le imprese romane continuano dunque a credere nello strumento fieristico – congressuale ma sanno che la situazione attuale non è rosea. Basti pensare che la nuova fiera, pensata più di dieci anni fa, progettata dall’architetto Tommaso Valle e realizzata dalla Lamaro appalti, costata 350 milioni e aperta al pubblico nel 2007, già nel 2008 perdeva la bellezza di 16 milioni di euro. Le tante problematiche irrisolte, come la mancanza di collegamenti veloci con la capitale (la Fiera è posta infatti tra Roma e Fiumicino lungo l’autostrada e la Portuense) o l’assenza di servizi commerciali adegutati non ne hanno permesso lo sviluppo che ci si aspettava, nella prospettiva di un ideale “ricongiungimento” dell’area aeroportuale con quella urbana.

L’idea di un progetto unitario per fiera e congressi è in giro da tempo e ha unito in passato diverse istituzioni attorno al tentativo di dar vita a un unico polo composto da Palazzo dei congressi, Nuvola di Fuksas (ancora in costruzione) e ovviamente Nuova fiera di Roma. Proprio quest’ultima però è diventata l’emblema del “vorrei ma non posso”. A pesare almeno in parte su un progetto che oggi è per tutti al di sotto delle sue potenzialità (ma che resta un’occasione per il rilancio del “made in italy romano”) è stata anche la mancata valorizzazione dell’area della vecchia fiera, quella sulla Cristoforo Colombo (a suo tempo lanciata come nuova “City life” dalle eleganti architetture non invasive) su una superficie di 67mila metri quadrati. Ad oggi quella vicenda è ancora lettera morta: gli introiti mai arrivati dall’operazione pesano proprio sul mancato sviluppo della Nuova Fiera, che avrebbe potuto ottenere in fase di avvio uno slancio e uno solidità economica che non ha avuto.

Da qui le considerazioni degli industriali che, di fronte a una crisi che non arretra, guardano alle nuove possibilità di interlocuzione con le istituzioni come un’opportunità di rilancio anche del sistema fieristico-congressuale romano: «Dobbiamo ripensare alla Fiera come ad un elemento di sviluppo e di motore per l’economia, ma forse con altri presupposti rispetto a quelli con cui è stata realizzata una decina di anni fa» ha detto Giuseppe Roscioli, presidente della Confcommercio di Roma. Maurizio Flammini sottolinea quindi come «la fiera è uno degli strumenti più potenti per mettere in moto l’economia delle pmi di una città. Ne sia d’esempio la fiera di Milano, intorno a cui si muove tutta la città. O Bologna e la stessa fiera di Rimini, che è un grande motore di business non solo nazionale». Insomma gli industriali vogliono contare di più ma sanno che serve affrontare in primo luogo le sfide irrisolte. Sfide perse dai precedenti sindaci e che si annunciano per il sindaco Marino come un importante banco di prova: lo sviluppo di un polo fieristico-congressuale adeguato alla capitale.