Autisti Atac, situazione esplosiva

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Le esasperanti attese dei viaggiatori che si consumano ogni giorno nella capitale sotto le pensiline degli autobus, i rimbrotti dei passeggeri dinnanzi ai ritardi che scandiscono la quotidiana odissea di oltre 3 milioni di romani, pendolari e turisti che usufruiscono dei mezzi pubblici, i continui guasti che soggiogano le vetture usurate, sono solo la punta acuminata di un iceberg che rischia di affondare la vacillante struttura di un'azienda lacerata dai debiti e dalle condizioni ormai insostenibili dei suoi lavoratori.

Perché dietro il malesserre che si manifesta talvolta sugli autobus affollati, privi di aria condizionata, dietro le proteste dei passeggeri che se la prendono con gli autisti, racchiudendo rabbia ed impazienza in prevedibili “Fate sempre così, mai puntuali, è un'ora che aspettiamo” si consuma lo sdegno, il peso di una condizione lavorativa che i dipendenti Atac non sono più disposti a tollerare.

Nel collasso complessivo determinato dai debiti l'Atac assiste, da una parte, all'urgente necessità di tagliare quella copiosa schiera di dirigenti che affollano uffici e scrivanie, dall'altra, all'impellente bisogno di compensare la carenza di personale addetto al servizio sui mezzi. «Siamo al di sotto dell'organico operativo. La spending review ha determinato una situazione penosa per l'azienda» dichiara Fabio Buffoni, segretario provinciale Faisa-Cisal Roma. «Gli autisti versano in condizioni disastrose. Non hanno diritto a un congedo nemmeno per portare la madre in ospedale. In una situazione del genere – continua Buffoni – lavorare diventa stremante e faticoso anche perché persino le ferie sono ridotte, qualcuno riesce ad ottenere due settimane pur avendo 70-80 giorni di ferie soppresse».

E così tra debiti che scottano, casse vuote, esuberi tra gli amministrativi e carenza del personale a bordo dei mezzi pubblici ad andarci di mezzo sono i cittadini, ma anche i lavoratori che non riescono, non certo per colpa loro, a garantire un servizio puntuale ed efficiente. La crisi economica dell'azienza è la spada di Damocle che grava sulle teste accaldate di passeggeri e turisti, di quei lavoratori inferociti che quotidianamente rischiano di far tardi al lavoro. In una situazione del genere, nonostante l'innesto di 337 nuovi bus che entro dicembre circoleranno in città, il parco mezzi si presenta vecchio e su 2400 vetture ogni giorno ne escono quasi la metà, mentre scarseggiano i soldi per l'acquisto di nuovi pezzi di ricambio. Ed è per questo che gli utenti spazientiti alle fermate sono costretti ad accaparrarsi il primo auto che passa, per non essere costretti ad attendere la corsa successiva.

«Non se ne può più» esordisce una signora guardando l'ora alla fermata di via Doria sotto un sole cocente. Al capolinea degli autobus di Cipro un giovane conducente, mentre si affretta a garantire una partenza immediata ai passeggeri a bordo del mezzo, alla domanda relativa a quale sia la situazione all'interno dell'azienda dichiara: «Lavoro da appena due anni e al momento sembra andare tutto bene, anche se i colleghi mi dicono che la situazione non è bella anche perché siamo in pochi». Poco distante un collega più anziano, alla stessa domanda, scuote il capo e sorride.

«Sono nauseato, ma per fortuna dovrò lavorare altri tre anni e poi andrò finalmente in pensione. È inammissibile che in un'azienda di trasporti la maggior parte dei dipendenti stia negli uffici, mentre buona parte del lavoro si svolge sui mezzi. Siamo troppo pochi per garantire un servizio soddisfacente. La situazione non cambierà mai fino a quando ci sarà di mezzo la politica». Intanto lungo via Angelo Emo un tabellone luminoso segnala il numero delle fermate ed i minuti mancanti all'arrivo del prossimo bus. “16 fermate, 14 fermate…” si legge, mentre una scritta annunzia “Corse ridotte durante il servizio estivo”. Per la gioia dei passeggeri.

Samantha De Martin

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