Mafie, apre la bottega di Libera alla Pisana

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La lotta alla mafia non si fa solo in Campania, in Calabria o in Sicilia, ma si fa soprattutto a Roma, in Parlamento con le leggi giuste, che oggi non riesco a vedere» ammonisce Don Luigi Ciotti nel corso della sua visita in consiglio regionale alla Pisana.

«Ci vuole più coraggio e non compromessi, perchè le mafie sono forti della nostra debolezza. E’ la cultura che dà la sveglia alle coscienze, e in Italia ci sono 6 milioni di analfabeti reali». E’ un monito forte quello che arriva dal sacerdote della legalità per eccellenza che ieri è intervenuto a Roma per l’intitolazione di una sala ai “Giovani contro le mafie” e l’inaugurazione di due punti vendita, all’interno della sede della Pisana, dei prodotti di Libera, l’associazione che commercializza le produzioni ricavate dalla coltivazione delle terre confiscate alle criminalità organizzate.

Toni severi che trovano la loro ragione nei dati, snocciolati ieri da Libera, per una lotta che di anno in anno porta frutti sempre maggiori: nel Lazio infatti aumentano i beni confiscati alla criminalità organizzata. Alla fine di giugno 2013 si contano 532 immobili e 140 aziende, per un totale di 672 beni confiscati in tutta la regione. Per questo ieri gli amministratori del Lazio e l’associazione “Libera” hanno siglato un patto per combattere le mafie. A stringerlo simbolicamente per tutti i 378 comuni della regione sono stati il presidente del parlamentino regionale Daniele Leodori, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, e il fondatore di Libera, don Ciotti. Insieme a loro anche i sindaci di Frosinone, Nicola Ottaviani, di Latina (cui nel 2014 sarà dedicata la giornata per la legalità), Giovanni Di Giorgi, di Rieti, Simone Petrangeli e di Viterbo, Leonardo Michelini, e il consigliere capitolino Valeria Baglio, in rappresentanza di Roma Capitale.

Secondo “Libera” il trend dei beni confiscati nel Lazio appare in crescita costante di anno in anno: al 31 dicembre dello scorso anno erano 645 (505 immobili e 140 aziende), alla stessa data nel 2011 erano 574 (459 immobili e 115 aziende). La loro confisca, si legge nel documento del Consiglio regionale, «ha un alto valore, anche simbolico, nella lotta alla criminalità nel Lazio: da un lato, infatti, costituisce il risultato tangibile dell’azione di magistratura e forze dell’ordine contro le mafie; dall’altro, con l’assegnazione di questi immobili e delle aziende a istituzioni e associazioni, ciò che prima era patrimonio frutto di illeciti, viene ora assegnato alla collettività per scopi sociali ». Quella di Roma è la provincia del Lazio con il maggior numero di beni confiscati alle attività malavitose (501, di cui 383 immobili e 118 aziende), seguita da Latina (99), Frosinone (66) e Viterbo (6). Isola felice è la provincia di Rieti, unico territorio in cui non risultano immobili o aziende confiscate alla criminalità organizzata.

Il presidente Zingaretti, da sempre sostenitore delle iniziative di Libera, ha ricordato il senso del patto firmato ieri tra gli amminstratori: «In quanto fatto oggi (ieri ndr) c’è certamente un lavoro simbolico, ma c’è anche un monito a essere ora coerenti 365 giorni l’anno affinchè la buona legislazione di questa istituzione tenga sempre viva l’etica, il principio di responsabilità e la consapevolezza dell’importanza di lottare contro le mafie». «Sappiamo quanto è pericolosa nel Lazio l’infiltrazione, anzi, ormai l’insediamento mafioso – ha sottolineato Zingaretti – e il fatto che il Consiglio regionale, ai nastri di partenza di un periodo di governo, si accorga e con un atto simbolico compia questi atti è molto importante». E il presidente del Consiglio Daniele Leodori ha ricordato: «Oggi abbiamo dedicato le sale che sono affianco all’aula consiliare ai giovani contro le mafie ». Il Consiglio, ha concluso Leodori, «vuole essere un presidio di legalità, un luogo simbolo in cui i cittadini, che sono i veri e unici azionisti di questa istituzione, possano capire e sentire che nessuno si gira dall''altra parte».

F.U.

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